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Il ricordo di Piersanti Mattarella

Il ricordo di Piersanti Mattarella

In questi giorni durante i quali si sta scrivendo una triste pagina della storia Italiana e mondiale legata alla pandemia del COVID – 19, non si può, sol perché sono vietati manifestazioni e assembramenti, non ricordare e commemorare tutte le vittime uccise dalla mafia.

In particolare, quest’anno, si vuole rievocare la figura di Piersanti Mattarella, il Presidente della Regione Siciliana ucciso il 6 gennaio del 1980 perché considerato incorruttibile dalla criminalità organizzata.

Piersanti Mattarella, secondogenito di Bernardo Mattarella, uomo politico della Democrazia Cristiana, e Maria Buccellato, è cresciuto con un’istruzione religiosa, studiando a Roma al San Leone Magno.

Dopo l'attività nell'Azione Cattolica (associazione in cui ricoprì anche incarichi nazionali), si dedicò alla carriera politica nella Democrazia Cristiana.

Nel 1967 fu eletto deputato dell'Assemblea regionale siciliana e, durante tale legislatura, fece parte della Commissione Legislativa regionale, della Giunta per il Regolamento e della Giunta per il Bilancio venendo nominato, cosa inusuale per un deputato di prima nomina, relatore della legge sul bilancio di previsione della regione per l'anno 1970. Fu inoltre membro della Commissione speciale incaricata di riformare la burocrazia regionale, divenendo relatore della legge di riforma.

Sulle pagine del giornale Sicilia Domani, nel giugno 1970, il politico denunciò diverse criticità dell'Assemblea regionale, quali le pratiche clientelari dei consiglieri regionali. I deputati regionali, troppo legati al territorio dove venivano eletti, erano incapaci di perseguire una linea politica organica per tutta la Sicilia in quanto troppo impegnati nel cercare di ottenere leggi e provvedimenti di spesa a favore dei propri collegi.

Un altro punto critico riguardava l'eccessivo numero di incarichi in Assemblea e Giunta regionale che riducevano l'efficacia dell'azione di governo.

Ed un terzo punto debole della Regione era legato alla scelta degli assessori regionali, al tempo eletti dall'ARS in una votazione differente da quella del Presidente di Regione, generando così un sistema che favoriva gli accordi sottobanco. Per il politico occorreva dunque che fosse il Presidente a nominare la giunta, così da poter attingere anche a esterni, lasciando all'Assemblea un unico voto di fiducia da dare a tutta la giunta.

Mattarella verrà rieletto per due legislature, nel 1971 e nel 1976. Durante questi anni svolse il ruolo di  assessore regionale alla Presidenza con delega al Bilancio. L'azione di Mattarella come assessore al Bilancio fu subito incisiva: nel 1971 vengono approvati otto rendiconti arretrati e negli anni successivi presenta e fa votare entro i termini di legge i bilanci di previsione evitando la prassi consolidata del ricorso all'esercizio provvisorio.

Nel 1978 divenne presidente della Regione Siciliana con 77 voti su 100, il risultato più alto della storia dell’Assemblea. Inizia così, quella fase di rinnovamento della politica siciliana e non solo.

Tra i risultati più importanti si ricordano: il piano d'emergenza per la mobilitazione di risorse per l'occupazione, provvedimenti contro la disoccupazione, l'attuazione di un radicale decentramento a favore dei comuni, il piano di rifinanziamento degli asili nido e la legge sul settore agricolo e sui consultori familiari.

Altri importanti provvedimenti furono la legge urbanistica (legge regionale n. 71 del 1978) che riduceva drasticamente gli indici di edificabilità dei terreni agricoli e portava sulle spalle dei costruttori alcuni degli oneri per le opere di urbanizzazione prima a carico degli enti pubblici rappresentando un duro colpo per speculatori e costruttori abusivi; la legge sugli appalti che favoriva trasparenza e imparzialità nella pubblica amministrazione, riformando anche il sistema di collaudo delle opere pubbliche affidato precedentemente sempre alle solite persone. Sotto quest'ultimo aspetto Mattarella avvalendosi dei poteri ispettivi del presidente della regione ordina inchieste sui beneficiari dei contributi regionali, sugli assessorati e sui comuni più grandi portando alla luce illeciti e abusi.

La serietà e il rigore nell'attività politica furono applicati anche nei confronti di Cosa Nostra, quando tentò di bonificare alcuni assessorati pesantemente infiltrati dalla criminalità organizzata, tra tutti quello all'Agricoltura.

Celebre è l’episodio che si svolse nel febbraio 1979 durante la Conferenza Regionale dell'Agricoltura, quando, di fronte al plateale attacco di Pio La Torre all'assessorato (indicato come "centro di corruzione regionale"), Piersanti Mattarella non difese il proprio assessore, Giuseppe Aleppo, ma riconobbe la necessità di una totale trasparenza nella gestione dei contributi agricoli regionali: le parole di Mattarella furono riportate da un solo quotidiano, ma crearono sgomento, soprattutto in Cosa Nostra, che cominciò a progettarne l'eliminazione, essendone comprovata l'incorruttibilità.

E così si arriva a quel 6 gennaio del 1980, quando, il Presidente della Regione, privo di scorta che rifiutava nei giorni festivi, fu ucciso sotto gli occhi della sua famiglia nella via della città più prestigiosa e più devastata dagli interessi mafiosi ed imprenditoriali che appestavano la Palermo di allora.

Fu trasportato in ospedale ancora vivo, ma morì circa mezz'ora dopo.

Quel sicario non ha ucciso solo un uomo di quarantaquattro anni ma anche la visione della nuova fase politica.

Il delitto fu rivendicato da una sigla neofascista, benché la dinamica dell'agguato risultasse troppo aliena agli agguati dei terroristi dell'epoca.

Nonostante la magistratura avesse setacciato una miriade di documenti, sentito amici, collaboratori, compagni di partito, assessori, oltre ad aver indagato negli ambienti di estrema destra e sinistra, non fu trovato alcuno spiraglio che potesse giustificare l'omicidio.

Solo nell'estate 1989 emerse con decisione la matrice nera dell'agguato: Giovanni Falcone emise, in qualità di procuratore aggiunto, diversi mandati di cattura per omicidio e favoreggiamento contro Valerio "Giusva" Fioravanti e altri esponenti dell'estrema destra, sospettati di aver partecipato all'omicidio Mattarella su richiesta del boss Pippo Calò.

Nella requisitoria depositata il 9 marzo 1991, firmata dallo stesso Falcone, sui "delitti politici" siciliani (Michele Reina, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Rosario Di Salvo), venivano esplicitamente accusati dell'omicidio del Presidente della Regione Fioravanti e Gilberto Cavallini, i quali avevano agito in un contesto di cooperazione tra movimenti eversivi e Cosa Nostra.

Dopo la morte di Falcone, tuttavia, la pista dell'omicidio Mattarella come delitto di mafia venne confermata da Tommaso Buscetta, che pure fino a quel momento non aveva dichiarato alcunché in proposito. Stando alle parole di Buscetta, «Bontate e i suoi alleati non erano favorevoli all'uccisione di Mattarella, ma non potevano dire a Riina (o alla maggioranza che Riina era riuscito a formare) che non si doveva ammazzarlo [...] In ogni caso [...] fu certamente un omicidio voluto dalla "Commissione"»[1].

Il 12 aprile 1995 la prima sezione della Corte d'Assise di Palermo condannò all'ergastolo per l'omicidio Mattarella i boss di Cosa Nostra Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci[2].

Nonostante fosse stato riconosciuto dalla moglie di Mattarella, Irma Chiazzese, Fioravanti fu assolto in quanto le testimonianze della vedova e degli altri presenti non furono ritenute attendibili.

Nella sentenza[3] si legge che: "l'istruttoria e il dibattimento hanno dimostrato che l'azione di Piersanti Mattarella voleva bloccare proprio quel perverso circuito (tra mafia e pubblica amministrazione) incidendo così pesantemente proprio su questi illeciti interessi” e si aggiunge che da anni aveva “caratterizzato in modo non equivoco la sua azione per una Sicilia con le carte in regola”.

Dopo 40 anni, gli esecutori materiali del delitto Mattarella non sono stati ancora trovati.

Nella commemorazione del 40° anniversario della morte di questo grande uomo, il 6 gennaio 2020, “per respirare legalità”, l’Amministrazione comunale palermitana con una cerimonia, ha attribuito al Giardino Inglese il toponimo «Parco Piersanti Mattarella - Giardino all’Inglese». Inoltre, all’interno del parco è stata collocata una lapide in memoria del politico Dc assassinato.

In questo modo anche le future generazioni potranno avere un “contatto diretto” con il Presidente della Regione assassinato, conoscendone la storia e gli insegnamenti che cercò di trasmettere tramite il proprio operato e il proprio modus operandi.

Non a caso, lo stesso Piersanti Mattarella sosteneva che “La battaglia può essere vinta nel segno di una più vasta e convinta unità sociale e politica, se saremo capaci di toccare le coscienze delle giovani generazioni, se sapremo dare loro un esempio e una speranza”.

Maria Concetta Lucia La Grassa

[1] Interrogatorio di Tommaso Buscetta, dall'Archivio Pio La Torre della Camera dei Deputati.
[2] Delitti Politici, fu solo Cosa Nostra, La Repubblica, 13 aprile 1995.
[3] Corte di Assise di Palermo, Sentenza n.9/95, 12 aprile 1995.