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RIFIUTI: PREVENZIONE E RICICLAGGIO

La società in cui viviamo, a differenza del passato, produce una mole di rifiuti considerevole, non solo urbani ma anche derivanti da scarti delle attività produttive (lavorazioni industriali, imprese agricole, di servizio ed artigianali, attività sanitarie etc.). Secondo il rapporto ISPRA nel nostro Paese si ha una produzione di rifiuti urbani pari a 29,6 milioni di tonnellate (ciascuna persona in Italia produce circa 500 chili l’anno) di cui un terzo costituiti da imballaggi (carta, legno, plastica, vetro, etc.). La produzione di rifiuti speciali ammonta invece a 135 milioni di tonnellate di cui 10 milioni di rifiuti pericolosi. A questi vanno aggiunti i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche ed i veicoli fuori uso. Qualora questa massa di scarti non viene gestita in modo corretto si arrecano gravissimi danni all’ambiente (acqua, aria, suolo, fauna, flora). La disciplina sui rifiuti è regolata in modo molto dettagliato (forse troppo) da numerose direttive comunitarie e dal Codice dell’ambiente che ancora, malgrado il tempo trascorso dalla loro emanazione, non hanno trovato piena attuazione stante che l’Italia è incorsa in diverse procedure d’infrazione per mancato o non corretto recepimento di norme comunitarie. Nella gerarchia della gestione dei rifiuti vi è in primis la prevenzione (riutilizzo, riciclaggio, recupero) e come ultima ratio lo smaltimento. Le misure di prevenzione consistono nella messa al bando o nella maggiore tassazione di determinati prodotti che possano essere ritenuti nocivi all’ambiente, nella produzione di prodotti riciclabili o tecnicamente duraturi o ecocompatibili o che non diventano rifiuti perché si dissolvono nell’ambiente.

Uno dei modi per attuare il programma di prevenzione è il sistema della raccolta differenziata i cui attori (Ministero dell’ambiente, Regioni, Comuni, ATO, società che provvedono alla raccolta e allo smaltimento, etc.) non sono in grado di perseguire gli scopi previsti dal legislatore.

Invero il soggetto fondamentale per realizzare la cosiddetta “società del riciclaggio “non può essere l’ente controllore bensì il cittadino e coloro che svolgono attività economiche.

Già prima della conferenza sul clima di Parigi e dell’Enciclica “Laudato sì “di Papa Francesco la comunità internazionale si era espressa sul ruolo dell’individuo per curare concretamente l’interesse generale alla conservazione dell’ambiente.

Si riportano brevi brani significativi dei documenti più importanti:

“tutti, cittadini e collettività, imprese ed istituzioni ad ogni livello, assumano le loro responsabilità e si dividano i relativi compiti” (Dichiarazione di Stoccolma del 1972);

“gli essere umani devono acquisire le conoscenze necessarie per mantenere e sviluppare le loro capacità di utilizzare le risorse naturali in modo da assicurare la conservazione della specie e degli ecosistemi “ (Carta Mondiale della natura approvata con risoluzione ONU del 1982);

“ la protezione dell’ambiente è compito di ogni individuo, di tutti i settori della società, di ogni autorità pubblica e agenzia a differenti livelli e di ogni organismo pubblico e privato ivi compresi i media e le organizzazioni non governative; … ogni individuo ha diritto a informazioni e consultazioni sullo stato dell’ambiente e sui piani, le decisioni e le attività che possono influenzare sia l’ambiente che la salute; alla partecipazione ai processi decisionali“ (principio di responsabilità sancito dalla Carta Europea sull’Ambiente e la salute firmata a Francoforte sul Meno l’8/12/1989);

“i problemi ambientali vengono affrontati al meglio con la partecipazione di tutti i cittadini interessati, ciascuno a seconda del proprio livello; ogni individuo dovrà avere idoneo accesso alle informazioni riguardanti l’ambiente in possesso delle autorità pubbliche, comprese le informazioni su materiali e attività pericolose e dovrà avere la possibilità di partecipare ai processi decisionali” (principio 10 della Dichiarazione di Rio sull’Ambiente e lo sviluppo del 1992);

“occorre un approccio strategico per indurre i necessari cambiamenti dei modelli di produzione e di consumo che incidono sullo stato dell’ambiente e sulle tendenze in atto; a tal fine sarà necessario introdurre nuove modalità di interazione con il mercato, dare maggiore potere ai cittadini “ (sesto programma Unione Europea periodo 2001 – 2010).

Da questi principi si evince che la comunità internazionale ha inteso distribuire la responsabilità per la tutela dell’ambiente a tutti, soggetti privati, istituzioni ed associazioni di volontariato, ciascuno secondo le proprie capacità e competenze, e quindi ognuno deve compiere lo sforzo necessario per dare il proprio contributo. Per quanto riguarda il problema dei rifiuti che assilla soprattutto il meridione d’Italia, ritiene chi scrive che la sua risoluzione potrebbe consistere in una seria e costante raccolta differenziata ove il cittadino dovrebbe attivarsi nella ripartizione degli scarti mentre gli enti preposti dovrebbero ritirarli e collocarli in appositi contenitori o spazi per la loro utilizzazione successiva in altri processi produttivi; a loro volta le istituzioni dovrebbero controllare, anche con l’applicazione di sanzioni e con rigore, l’operato di tali soggetti sia perché previsto dalla normativa vigente sia per inculcare, in quei casi in cui è necessario, quel senso civico e rispetto per gli altri che a volte manca. Con il sistema della differenziata, oltre ad eliminare l’enorme problema delle discariche e dell’inquinamento, si può creare un valore aggiunto alla comunità che l’applica, sia in termini di diminuzione della tassa sui rifiuti sia in termini di altri servizi che potrebbe usufruire con il ricavato della vendita degli scarti alle imprese di trasformazione.

 

Giovanni Crimi - Presidente CODICIAMBIENTE

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