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Morto al pronto soccorso del S.Filippo Neri, l’inchiesta non deve essere chiusa. Il gip ordina la prosecuzione delle indagini

 

 

 

Il mistero di un farmaco killer che nessuno ammette di aver somministrato

 

 

 

Roma, 24 giugno 2015 – Il gip di Roma, accogliendo l’opposizione presentata dal CODICI, rigetta la richiesta di archiviazione e ordina la prosecuzione delle indagini.

Aspetti oscuri, conseguenze inspiegabili e responsabilità da individuare sono gli elementi del caso di presunta malasanità avvenuto nel gennaio del 2014 al pronto soccorso del S. Filippo Neri di Roma. Vittima, un uomo trasportato dal 118, già in stato di semincoscienza per colpa di una sospetta intossicazione da farmaci.

A seguito degli accertamenti previsti, il paziente viene ricoverato in osservazione e poco dopo muore. Nella relazione medico-legale, si legge che il decesso è dovuto ad un “arresto cardiorespiratorio secondario a intossicazione acuta da clotiapina in sinergia con clozapina”. La combinazione dei due antipsicotici è stata letale per l’uomo. Dai referti risulta che il personale non ha operato né la lavanda gastrica né la pratica del carbone attivo, necessarie negli episodi di sovradosaggio.

I sanitari del San Filippo Neri inoltre sostengono di non aver somministrato la clozapina, perché non sarebbe in dotazione al pronto soccorso. Ma CODICI ha puntato l’attenzione proprio su questo aspetto nell’opposizione perché il farmaco non è reperibile in commercio e può essere prescritta esclusivamente da uno specialista a seguito di una diagnosi psichiatrica. E allora che cosa è accaduto?

La vicenda è rappresentativa di come un paziente possa morire nel pronto soccorso di un grande ospedale pubblico senza avere risposte chiare sulle cause del decesso. Comportamenti a dir poco opachi e personale insofferente è il clima che tutti i giorni i malati sono costretti a sopportare ottenendo così il giusto riconoscimento di “pazienti”.

“Il caso mostra molti lati bui che i magistrati dovranno appurare – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale CODICI -. Siamo molto soddisfatti per il proseguo delle indagini – commenta Giacomelli – perché riteniamo che il caso sia emblematico della sanità italiana. Troppe volte è accaduto che episodi come questo venissero archiviati con troppa semplicità senza cercare una risposta alle tante domande”.

 

La storia è stata trattata da CODICI nell’ambito della campagna “Indignamoci!”, un impegno nato cinque anni fa, volto a raccogliere gli episodi segnalati direttamente dai pazienti di errori sanitari, le inefficienze strutturali, il ritardo nei soccorsi o la mancata diagnosi di malattie. Attualmente sono oltre 50 le cause in cui l’Associazione presta la sua assistenza legale. La maggior parte sono concentrate al Sud (55%) mentre in misura uguale i casi si distribuiscono al Nord e nel Centro. Con la sua rete di sportelli su tutto il territorio nazionale, CODICI offre le consulenze legali, psicologiche e  mediche, dispone la costituzione di parte civile nei processi penali, l’azione civile di risarcimento dei danni e l’assistenza e consulenza per le indagini difensive.

 

Per inviare la propria segnalazione è possibile scaricare il modulo disponibile sul sito www.codici.org  all’indirizzo email segreteria.sportello@codici.it. Per maggiori informazioni, è attivo lo sportello di Roma in Via Einstein 34  (lun. – ven. 13.30 – 18.30; tel. 065571996).

 

 

 

 

 

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