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Acqua: il Comune di Civitavecchia con un colpo di mano non consegna le reti idriche all’ATO e costituisce una S.p.a. comunale, privatizzando il servizio

CODICI E MDC AVVIANO UNA CLASS ACTION
Numerose segnalazioni da parte dei cittadini di Civitavecchia sono arrivate alle associazioni  Codici e Mdc per denunciare una vicenda alquanto grave e che lede i  diritti  dei  cittadini su un bene primario quale l’acqua. Di fatti, con un colpo di mano e contro il principio dell’“acqua come bene comune”, il Comune di Civitavecchia  ha agito avviando una azione di  privatizzazione del servizio. Invece di consegnare le reti e gli impianti al Gestore del SII, il Comune ha costituito una società dove far confluire tali reti ed impianti, ponendosi di fatto fuori dal sistema del SII previsto dalla legge Galli e  la legge Regionale del Lazio.
“In seguito a tali informazioni – dichiarano il segretario Nazionale del Codici, Ivano Giacomelli e Massimiliano Astarita, Presidente di MDC Civitavecchia -  ci siamo rivolti alla Regione Lazio, al Prefetto di Roma e alla STO ATO 2 per chiedere urgenti chiarimenti in merito alla decisione del Comune di Civitavecchia  di costituire la Holding. Tuttavia, nonostante di tale vicenda se ne fosse parlato anche sulla stampa locale,  non abbiamo ricevuto alcuna risposta dalle Autorità in oggetto”.
Nel 2007, infatti, con un atto consiliare sono stati approvati gli indirizzi per il riassetto dei servizi pubblici locali del Comune di Civitavecchia. Mentre nel 2008 è stata approvata la riorganizzazione territoriale dei servizi pubblici locali e connesse infrastrutture essenziali. A seguito di tale determinazioni veniva sciolto il Consorzio per l’acquedotto del Nuovo Mignone e vennero costituite le società, a partecipazione totalmente pubblica, Civitavecchia Infrastrutture s.r.l (in acronimo C.I. s.r.l.) e Holding Civitavecchia Servizi s.r.l. (in acronimo H.C.S s.r.l.), cui sono state trasferite rispettivamente il patrimonio e le reti, da una parte, e la gestione del servizio di fornitura acqua dall’altra. A seguito dell’ulteriore sviluppo del processo societario dettato dal consiglio comunale, la Holding Civitavecchia Servizi s.r.l., ha costituito le Società operative territoriali (S.O.T.) nella forma di società uni personali. Nel 2010, altre società di scopo o in terzo grado erano in via di costituzione da parte di H.C.S. s.r.l. nei settori energetico ed idrico, Tutte le società partecipate direttamente ed indirettamente dal Comune di Civitavecchia appartengono al 100 per cento al Comune, dal momento che le società in terzo grado sono partecipate esclusivamente da H.C.S. s.r.l, e tutte sono caratterizzate dal modulo gestorio “in house”.
Inoltre, con una delibera del Consiglio Comunale del 2010 viene stabilita  la cessione di una quota del capitale di HCS srl pari al 60 per cento. In sostanza attraverso la cessione del 60 per cento di HCS che, ricordiamo, è in procinto di costituire altre società di scopo o in terzo grado anche nei settori energetico ed idrico, si determinerà la sostanziale privatizzazione dell'acqua, eludendo, così,  le garanzie di legge.
Concludendo, il Comune di Civitavecchia ha omesso volontariamente di adempiere agli obblighi previsti dalla legge Galli, avviando la privatizzazione dell’acqua.
L'Autorità d'Ambito non è intervenuta di fronte alle contestabile scelte del Comune di far confluire reti ed impianti in una Holding e non ha posto in essere gli atti necessari e previsti per acquisire tali reti ed impianti, non esercitando i poteri sostitutivi e le sanzioni previste dalla normativa nazionale e da quella regionale.
La Regione Lazio, pur nella conoscenza della situazione di grave illegittimità,  non ha esercitato i poteri sostitutivi  previsti dalla legge. Così come anche il Ministero dell’Ambiente. Pertanto, Codici e MDC, data la palese illegalità delle azioni avviate dal Comune di  Civitavecchia nel privatizzare l’acqua, diffidano il Comune di Civitavecchia a consegnare le reti al Gestore come previsto dalla legge e diffidano l’AATO 2,  la Regione Lazio e il Ministero dell’Ambiente per non aver esercitato i loro poteri. Dati i fatti, Codici e MDC annunciano di avviare una class action.

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ACEA ATO5: Consumatori senza flusso idrico da giorni e senza la possibilità di concordare piani di rientro

CODICI e CASA DEL CONSUMATORE : Questa procedura può rientrare nell'ipotesi di interruzione di servizio pubblico - Urgente ripristinare il punti periferici di informazione all'utenza.

“Il servizio idrico della provincia di Frosinone sta subendo un drastico aumento delle criticità. Oggi più che mai i cittadini si trovano in un vero e proprio caos relativo alle questioni di natura commerciale. Sono diverse le segnalazioni pervenute relativamente al distacco totale delle utenze morose da parte del gestore. Dopo avere effettuato la riduzione del flusso del 75% e dopo diverse lettere di sollecito, l'azienda sta provvedendo a distaccare integralmente il flusso idrico; decine di famiglie, soprattutto  nel sorano, non possono così adempiere alle funzioni di vita basilari – dichiarano Luigi Gabriele, Segretario Provinciale CODICI e Vittorio Perifi, Segretario Provinciale di Casa del Consumatore.
La situazione è ulteriormente aggravata dalla mancata volontà di una congrua  rateizzazione dei crediti e dalla pretesa immediata di almeno il 50%  a fronte della riapertura del flusso.
La morosità in più di una situazione è legata a consumi non legittimi, malfunzionamento di apparecchi di lettura, assenza dell’utente per lunghi periodi dall'abitazione, anomalie tariffarie; molti utenti non avendo più i punti di informazione territoriale e continuando a riscontrare i soliti problemi nei canali telematici e telefonici, si trovano in pochi giorni con i tecnici in casa che effettuano prima la riduzione e poi la chiusura totale senza poter minimamente verificare la correttezza del quantum richiesto o poter concordare adeguatamente piani di rientro consoni ai redditi.
In un caso di anomalia tecnica ancora tutto da chiarire, nonostante i diversi sopralluoghi dell'azienda, è risultato che a fronte di un credito di 7500 euro e un reddito di 455 euro mensili da pensione, l'azienda ha proceduto alla chiusura totale del flusso già da 5 giorni, pretendendo il 3750 euro immediatamente a fronte del ripristino dell'acqua.
Un comportamento deprecabile, considerato che l'azienda non pone in atto proposte di rientro coerenti con i redditi e che procede illegittimamente alla riduzione del flusso idrico senza tentare nemmeno con procedure di recupero credito più adeguate alle esigenze degli utenti.
“Siamo veramente indignati da come ACEA stia mettendo in difficoltà interi nuclei familiari, ignorando invece i debiti milionari che ha nei confronti delle pubbliche amministrazioni – proseguono dal CODICI e da Casa del Consumatore.
Anche di questo si è discusso oggi presso l'Assessorato all'Ambiente della Regione Lazio con la convocazione della Consulta degli utenti e dei consumatori.
“Oltre a diffidare formalmente l'azienda a non a non chiudere il flusso agli utenti – conclude Gabriele -  invito tutti i cittadini che hanno subito la medesima interruzione del flusso, a denunziare alle autorità competenti e a fornirci gli estremi  affinché si possano attivare i procedimenti d'urgenza”.
Per qualsiasi necessità chiediamo alla cittadinanza di segnalarci le anomalie presso gli sportelli Codici: Sora,  Corso Volsci 1, Ceprano, Via Bixio e Castelliri presso la sede comunale, durante gli orari di apertura degli sportelli. Per maggiori informazioni contattare il sito web: www.codici.org

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Roma, arsenico: parte la campagna Codici per l’annullamento delle tariffe dell’acqua pronte azioni legali su tutto il territorio laziale

Parte la campagna CODICI per l’annullamento delle tariffe dell’acqua in tutti quei contesti in cui non è possibile usufruirne al 100 per cento a causa della sua pessima qualità e delle alte percentuali di arsenico disciolti in essa.
Il Lazio è tra le Regioni d’Italia maggiormente citate nel documento della Ue inerente le deroghe per l’arsenico. In particolare, nel documento la Commissione Ue scrive che è possibile “autorizzare unicamente deroghe per valori di arsenico fino a 20 milligrammi il litro”, mentre valori di 30, 40, 50 milligrammi il litro, richiesti dall’Italia, “determinerebbero rischi sanitari superiori, in particolare talune forme di cancro”.
Tra le Province di Roma, Latina e Viterbo, sono 91 i paesi coinvolti, per quanto riguarda Roma e la sua provincia parliamo di 22 Comuni per un totale di oltre 250 mila residenti: Albano Laziale – Ardea – Ariccia – Genzano di Roma – Lanuvio – Lariano – Velletri – Castel Gandolfo – Ciampino – Castelnuovo di Porto – Trevignano Romano – Tolfa – Bracciano – Sacrofano – Formello – Civitavecchia – Santa Marinella – Anzio – Nettuno – Campagnano di Roma – Magliano Romano – Mazzano Romano.
“Lanciamo la campagna per l’annullamento delle tariffe dell’acqua perché è scorretto che i cittadini debbano pagare per un servizio che utilizzano solo parzialmente e anche con un certo timore visto l’allarme lanciato dalla Ue – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI – Ricordiamo che in alcuni Paesi i Sindaci hanno emesso ordinanze che vietano l’utilizzo dell’acqua ai ragazzi di età inferiore ai 14 anni oltre e la  potabilità.  Da qui prende piede la nostra iniziativa. Abbiamo già chiamato in giudizio Acea Ato 2 per le forti inadempienze riscontrate nel Comune di Fonte Nuova ma questa è solo la prima delle azioni legali. Ne porteremo avanti diverse estese su  tutto il territorio laziale” conclude Giacomelli.

I cittadini interessati ad avere maggiori informazioni possono contattare gli uffici del CODICI inviando una e-mail a sportelloalcittadino@codici.org.

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