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Roma, sanita’: Villa Pia Codici: la Regione Lazio invii i suoi ispettori per il controllo delle prestazioni sanitarie dei medici e la verifica delle cartelle cliniche

L’attenzione torna sul caso della donna morta dopo aver partorito due gemelli al “Villa Pia” di Roma. Gravi responsabilità dei medici che non avrebbero considerato debitamente la gravità del caso, accettandolo nella struttura seppur priva di un reparto di rianimazione per le emergenze. Questo è quanto viene affermato dall’accusa, ora tre medici, per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, sono accusati di omicidio colposo.
“Una tragedia che si è consumata ai danni di una giovane donna, madre di quattro bambini – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI – e che la dice lunga sul lassismo della sanità italiana, sull’inaffidabilità di alcuni medici e sulla loro incapacità di saper gestire, come dovrebbe essere,  le emergenze”.
“Quello che ci indigna ulteriormente – prosegue Giacomelli – è che di fronte all’evidenza dei fatti le Istituzioni abbiano latitato, trascurando la gravità dell’accaduto. Ci  riferiamo, in particolare, alla Regione Lazio. Ci chiediamo, ad esempio, se la Regione abbia disposto l’invio di ispettori per il controllo delle prestazioni sanitarie e delle cartelle cliniche in possesso dalla casa di cura. Se questo non è stato fatto, provveda immediatamente. Risulta, infatti, dalla relazione degli ispettori del Ministero, come riportato da vari quotidiani, che nel 2009 si siano verificati diversi casi ambigui di decessi di pazienti provenienti da Villa Pia ed in seguito ricoverati al San Camillo. Casi che meriterebbero senza dubbio maggiori accertamenti da parte degli ispettori regionali”.
“In questo contesto di superficialità e di malasanità, i cittadini si sentono scippati della salute e della dignità. Per questo abbiamo dato via, ormai da diverso tempo, alla campagna “INDIGNAMOCI” alla quale i cittadini possono aderire contattando i nostri uffici – conclude Giacomelli – I cittadini hanno così la possibilità di segnalare casi di malasanità, di inefficienze alle quali, dopo averle vagliate, il CODICI farà seguire opportune azioni legali”.

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Roma. Aurelia Hospital, nel 2009 da Gennaio a Settembre 26 morti per infezioni ospedaliere. La Regione Lazio apra un'inchiesta

Le infezioni ospedaliere si configurano come la complicanza più frequente dell’assistenza sanitaria, infatti, secondo l’Associazione italiana dei microbiologi, su 9 milioni e mezzo di ricoverati, 700 mila si infettano durante la permanenza nella struttura sanitaria. Riprendendo i dati del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute circa l'80% di tutte le infezioni ospedaliere riguarda: il tratto urinario, le ferite chirurgiche, l'apparato respiratorio, le infezioni sistemiche (sepsi, batteriemie).
Tra i vari microrganismi responsabili di infezioni figura l’acinetobacter baumannii, un microrganismo che, negli ambienti ospedalieri, viene definito killer perché estremamente resistente agli antibiotici oltre ad essere stato riconosciuto come importante patogeno nosocomiale in grado di sviluppare gravi problemi terapeutici. A tal proposito, un'inchiesta della Commissione parlamentare sugli errori sanitari ha chiamato
in causa la clinica convenzionata con il SSN Aurelia Hospital di Roma struttura in cui, in soli nove mesi, precisamente da gennaio a settembre 2009, sono stati registrati 80 casi di infezione ospedaliera provocata dall’acinetobacter baumannii e 26 morti ad essa correlate.
“Come è noto –dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI - un terzo delle infezioni ospedaliere è prevenibile adottando le indicazioni previste nelle circolari ministeriali. In particolare, in questa vicenda decisamente poco chiara, alcun controllo è stato messo in atto dalla Asl di riferimento, la Rm E, pur avendo, questa l’obbligo di farlo. In più, i cittadini non sono stati adeguatamente informati circa la manifestazione, lo sviluppo e l’andamento delle infezioni in clinica”.
Il CODICI, in seguito a tali gravi inadempienze, chiede alla Regione Lazio di aprire un’inchiesta, di provvedere ad un’ispezione presso gli uffici di controllo della Asl Rm E e, nel contempo, di rimuovere dai loro incarichi i funzionari ed i dirigenti implicati nella vicenda.

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