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Taranto: alimenti in cattivo stato di conservazione in un lido di Campomarino

Occorre un giro di vite in tutti gli stabilimenti balneari per controllare il rispetto delle norme igienico – sanitario dei punti ristoro.


Apprendiamo dagli organi di stampa la notizia del cattivo stato di conservazione degli alimenti presenti nei frigoriferi dello stabilimento balneare Nature a Campomarino. Il responsabile dello stabilimento è stato denunciato.
Nei frigoriferi è stato scoperto un vero e proprio scempio: alimenti di varia natura sottoposti a un continuo processo di congelamento e decongelamento di frutti di mare, insaccati, latte, latticini, carne, pesce, uova, verdure di ogni tipo.
Nei giorni scorsi, l’Osservatorio Codici ha monitorato i costi che famiglie e giovani devono sostenere per una giornata al mare. Una spesa che deve ritrovare riscontro, soprattutto, nell’igiene e nella sicurezza alimentare.
Il congelamento e il decongelamento dei prodotti può provocare danni alla salute dell’uomo.  I motivi?
Questa serie di processi comporta almeno due rischi:

  • i batteri che sono presenti sugli alimenti (in particolare in verdura e carne),  con il freddo, abbassano le loro funzioni vitali entrando in una fase che comunque  permette loro di sopravvivere, anche a basse temperature.
  • Nel momento in cui il prodotto viene  decongelato, questi batteri  riprendono la loro attività e iniziano a moltiplicarsi, come se fossero usciti da un periodi di lungo letargo. Se a questo punto il cibo viene consumato subito, il fenomeno rimane limitato; ma se invece viene ricongelato e scongelato più volte, ad ogni passaggio la proliferazione dei batteri diviene sempre più maggiore, aumentando il rischio di intossicazioni;
  • congelando si costituiscono grossi cristalli di ghiaccio che rompono la struttura delle cellule degli alimenti: con lo scongelamento si ha la perdita di acqua mista a proteine, vitamine e sali minerali. Il risultato è l’impoverimento del valore nutritivo del cibo.

Pertanto, Codici chiede agli organi di competenza un giro di vite in tutti gli stabilimenti balenerai della litoranea per appurare l’igiene e la sicurezza alimentare dei prodotti venduti nei punti ristoro delle spiagge attrezzate.

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Fisco: truffa nel frusinate per evasione fiscale

Codici: plauso alla Guardia di Finanza per la brillante operazione condotta.


“Un plauso alla Guardia di Finanza di Frosinone per le indagini che sta portando avanti e per l’operazione “Wall Street” che ha permesso di individuare diverse società impegnate nel settore finanziario ree di aver truffato migliaia di cittadini in Italia – dichiara  Luigi Gabriele, Segretario Provinciale Codici Frosinone.
Le frodi nel settore finanziario ai danni di cittadini sono purtroppo in rapida crescita, rappresentano i nuovi business che consentono lauti guadagni alle sedicenti società.
Un giro di affari ed un’organizzazione quella messa in piedi che ha portato a gravi conseguenze di natura economica sia per chi ha sottoscritto le fidejussioni sia per i beneficiari.
“Invitiamo i cittadini a prestare sempre la massima attenzione e di informarsi debitamente prima di rivolgersi a Società e di sottoscrivere contratti – conclude Gabriele - Gli sportelli del Codici sono comunque a disposizione per fornire informazioni  e consulenze”.

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Roma, caffè al banco a 4,50€. Osservatorio prezzi Codici

Un rincaro del 1351,61% rispetto al costo “normale” non è giustificabile. Codici chiede maggiori controlli e dal Comune un osservatorio prezzi


Chi l’avrebbe mai detto che a Roma un chilo di caffè sarebbe arrivato a costare 747 euro?
La segnalazione è di due turisti che per due tazzine di caffè, consumati al banco in un bar di Roma, hanno speso, loro malgrado, 9 euro. Quasi quanto un pasto frugale ciascuno, un panino e una bevanda o una pizza.

“Non è un caso isolato, la speculazione sulla tazzina a Roma è purtroppo prassi consolidata – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici – qui il caffè è purtroppo “amaro” perché siamo nella capitale, i cittadini pagano lo scotto di essere in una città tra le più belle al mondo ma non per questo le speculazioni sono giustificate”.
Al gestore di un bar un chilo di caffè costa circa 15 euro, per una tazzina di caffè occorrono circa 6 gr di caffè macinato.

Da ciò si deduce facilmente che si producono 166 tazzine per un costo di circa 0.09 centesimi ognuna. Questo è quanto dovrebbe costare un caffè al bar. A ciò aggiungiamo un forfait di circa 0.06 centesimi per i costi fissi di zucchero, usura della macchina per il caffè e 0.16 centesimi per la manodopera. Teniamo comunque presente che in genere insieme al caffè, il cliente consumerà anche altri prodotti da bar su cui possiamo spalmare i costi aggiuntivi sopramenzionati, compreso il costo del personale. Il totale è pari a 0.31 centesimi che moltiplicato per 166 tazzine diventa 51,46 euro contro i 747 euro sopramenzionati.

“Un rincaro del 1351,61% rispetto al costo “normale” va oltre ogni umana comprensione – conclude il Segretario Nazionale – Le speculazioni, soprattutto nelle zone chic di Roma, riguardano gli alimenti e le bevande più varie. Dal panino, alla bottiglia d’acqua, dalla pizza, al succo di frutta. Controllate sempre la carta se decidete di consumare seduti al tavolino di un bar e comunque chiedete prima il costo della vivanda e della bibita. Le sorprese possono essere sgradite. Stesso discorso vale per i ristoranti e le pizzerie”.

Codici invita infine il Comune di Roma a prevedere un’azione di controllo attraverso un osservatorio sui prezzi e i cittadini a segnalare agli organi competenti eventuali abusi da parte dei gestori dei locali.

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