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Mediazione: scorretto dichiarare il mancato accordo se le parti non si incontrano

Una sentenza del Tribunale di Roma scioglie alcuni nodi
 
 
Un’importante novità è stata introdotta nel mondo della mediazione dalla sentenza del Tribunale di Roma, depositata lo scorso 29 settembre.  I giudici della XIII sezione civile hanno infatti stigmatizzato la prassi che nel breve periodo si era andata maturando nel ritenere non raggiunto l’accordo fra le parti che disertavano gli incontri. 



In altre parole, il Tribunale ha sentenziato che la procedibilità non si può considerare esperita se le parti non sono comparse davanti a un mediatore. Accadeva infatti che si limitassero a mandare un fax per comunicare la volontà di raggiungere alcun accordo né tanto meno un appuntamento per la mediazione.



Il mediatore in particolare non può, in virtù della sentenza, affermare che non si è arrivati  all’intesa se nessuna delle parti si è presentata. In tale modo, infatti, secondo i giudici romani verrebbe meno il ruolo e la funzione che la legge (Dlgs 28/2010) ha ideato per la mediazione. Tra l’altro, se una delle parti non partecipa senza una giustificazione può essere chiamata a pagare all’Erario una somma pari al contributo per il giudizio. 



Il Tribunale nella stessa sentenza ha toccato un altro aspetto saliente della mediazione civile obbligatoria. Era infatti capitato che la parte convenuta non avesse preso in considerazione la proposta accettata invece dalla parte attrice. Ciò in violazione dell’articolo 88 Cpc che impone di comportarsi in giudizio con lealtà e probità. 

In caso di non raggiunto accordo,  secondo il Tribunale non è ammesso un rifiuto preconcetto e finalizzato a protrarre a lungo la durata della causa. Il netto pregiudiziale secco rifiuto a ogni trattativa in funzione conciliativa va qualificato quindi come errato e ne consegue la condanna (ex articolo 96, comma 3, Cpc. Nel caso, in una misura pari alle spese processuali cui è stato condannato il medesimo convenuto soccombente). 


A Roma, e in generale in Italia, anche a distanza di anni dall’obbligatorietà introdotta nell’ordinamento, la mediazione non è ancora decollata nonostante potenzialmente rappresenti un’eccellente motivo per accorciare i tempi della giustizia civile. Complice, probabilmente, anche il dibattito immediatamente sorto sulla costituzionalità della novità. Una delle realtà più attive nella Capitale nel campo della mediazione è il Centro Servizi per i Diritti del Cittadino (CSDC), fondato nel 1999. 

Fra le materie in cui è necessario percorrere prima il nuovo istituto ci sono i contenziosi relativi al condominio, le successioni ereditarie, gli affitti e anche la responsabilità medica o la diffamazione a mezzo stampa.

La scarsa comunicazione e informazione sul nuovo strumento hanno fatto in modo che ancora la mediazione sia un tema sconosciuto per molti. O, come dimostra la recente sentenza del Tribunale di Roma, di ancora adito a interpretazioni arbitrarie dei contraenti. In particolare quando la parte convenuta è una pubblica amministrazione che non considera la proposta dell’attrice.

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