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Errori medici, difendiamoci così

Quando il medico sbaglia è un problema per tutti. Prevenire la malasanità e tutelarsi dai suoi danni è possibile. Ecco come far valere i tuoi diritti

  1. errori medici, un danno per paziente e medico
  2. errori sanitari, le specialità più a rischio
  3. gli errori sanitari e il ministero della Salute
  4. come ci si difende dall’errore medico
  5. dopo un errore medico, come avere giustizia


Errori medici, un danno per paziente e medico

Gli errori dei medici sui mass media sono ormai – e purtroppo – all’ordine del giorno. I casi di malasanità sembrano ripetersi di continuo, nelle cronache. A causa di questi errori medici si possono subire danni fisici, temporanei o permanenti, o addirittura morire: in sala operatoria come in corsia o perfino in sala parto. In un anno, secondo i dati di una ricerca Eurisko del 2007, gli errori che si verificano in ospedale coinvolgono 32 mila persone. A questi dati si aggiungono quelli dell’Ania (l’Associazione Italiana imprese assicuratrici) secondo la quale sarebbero 30 mila ogni anno le denunce e le richieste di risarcimento e 15 mila le cause che finirebbero ogni anno in tribunale. Le inchieste che vengono aperte dall’autorità giudiziaria spesso si protraggono a lungo, prima di arrivare all’accertamento della verità. L’errore medico è un fenomeno rilevante nel nostro sistema sanitario, assai più di quanto si immagini, con conseguenze che vanno in una duplice direzione:

  1. danni al paziente e ai suoi familiari quando il danno è accertato;
  2. danni ai medici, quando il magistrato accerta che l’evento non è stato provocato dalla responsabilità dei sanitari. C’è da considerare che otto medici su dieci con almeno 20 anni di anzianità professionale, sono stati sottoposti a un’inchiesta, per un presunto errore, almeno una volta. Ma in due casi su tre tutto si risolve con una completa assoluzione. E quasi sempre, al termine di un iter molto lungo.

Questa situazione comporta un notevole danno (professionale e biologico) per il medico, ma anche un pericolo serio per il cittadino-paziente: l’affermarsi della cosiddetta medicina difensiva, quella che punta a salvaguardare anzitutto l’incolumità giudiziaria del medico, quindi la salute del paziente. Se ciò avvenisse, progressivamente si ridurrebbe il numero di camici bianchi disposti a rischiare una denuncia per non aver prescritto un esame molto probabilmente inutile. A quel punto, il ricorso agli esami diventerebbe sempre più massiccio, con un conseguente spreco per il Sistema sanitario nazionale. Non solo: come ulteriore effetto, il paziente avrebbe sempre più difficoltà a trovare un medico disposto ad assisterlo.

Errori sanitari, le specialità più a rischio
Su 8 milioni di persone ricoverate ogni anno, 320 mila (pari a circa il 4%) subiscono danni o conseguenze (malattie) dovute a errori nelle cure o a disservizi che potrebbero essere evitati. Ma è il capitolo relativo alle morti, quello che deve fare più riflettere: le stime oscillano tra un minimo di 14 mila a un massimo di 50 mila pazienti che muoiono in conseguenza di errori compiuti da medici o provocati da una non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie.
L’Associazione dei medici accusati di “malpractice” ingiustamente (Amami) sostiene sia maggiormente realistico il numero di 30-35 mila decessi, corrispondenti al 5,5% di tutti i morti registrati in Italia in un anno. Un dato paragonabile a quelli dei maggiori killer: il tumore del polmone e infarto miocardico acuto (31 mila morti all’anno).
Ma quali sono i reparti più a rischio di denuncia? Secondo il rapporto Pit (Processo integrato di tutela) Salute 2009 del Tribunale dei diritti del malato, sarebbero sette le specialità in cui si rischia di più:

  1. ortopedia (17,5%);
  2. oncologia (13,9%);
  3. ginecologia e ostetricia (7,7%);
  4. chirurgia generale e oculistica (5,4%);
  5. odontoiatrica (5,2%)
  6. emergenza e pronto soccorso (2,8%).

Gli errori sanitari e il ministero della Salute
Il Ministero della Salute tiene d’occhio da tempo il problema degli errori medici e sanitari in genere. Negli ultimi anni sono state adottate diverse misure per cercare quanto meno di arginare il problema. Il Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 prevede in particolare un monitoraggio degli strong>“eventi sentinella”. Cosa sono gli “eventi sentinella”? Il ministero stesso li definisce “eventi avversi di particolare gravità, che causano morte o gravi danni al paziente e che determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario nazionale”. L’elenco di questi “eventi sentinella” è dunque uno strumento di prevenzione, indispensabile per riuscire ad imparare dagli sbagli e, quindi, adottare tutte le misure per evitare che in futuro l’errore si ripeta.

Ecco la lista completa degli “eventi sentinella”:

  1. procedura in paziente sbagliato;
  2. procedura chirurgica in parte del corpo sbagliata (lato, organo o parte);
  3. errata procedura su paziente corretto;
  4. strumento o altro materiale lasciato all’interno del sito chirurgico che
  5. richiede un successivo intervento o ulteriori procedure:
  6. reazione trasfusionale conseguente a incompatibilità AB0;
  7. morte, coma o grave danno derivati da errori in terapia farmacologica;
  8. suicidio o tentato suicidio di paziente in ospedale;
  9. violenza su paziente;
  10. atti di violenza a danno di operatore;
  11. morte o grave danno conseguente ad un malfunzionamento del sistema di trasporto (intraospedaliero, extraospedaliero) ;
  12. morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto Soccorso;
  13. morte o grave danno imprevisti conseguente ad intervento chirurgico;
  14. ogni altro evento avverso che causa morte o grave danno al paziente.

Ma c’è di più. Sulla base delle raccomandazioni “Guidelines for Surgery” (linee guida per la chirurgia), l'Organizzazione mondiale della Sanità ha costruito una “checklist” per la sicurezza in sala operatoria: una lista che contiene 19 punti da osservare in caso di procedure semplici e complesse.

Come ci si difende dall’errore medico
Secondo il rapporto Pit (Processo integrato di tutela) Salute 2009 del Tribunale dei diritti del malato, della totalità delle segnalazioni di errori sanitari (malpractice), solo 28 cittadini su 100 richiedono una specifica consulenza medico legale in vista di una eventuale azione legale. Il 72% dei cittadini desidera principalmente segnalare l'accaduto e ottenere informazioni non necessariamente giudiziarie
Ecco cosa deve fare un cittadino per prevenire eventuali errori medici.

All’accettazione del ricovero:

  1. chiedere senza esitare ai medici informazioni su come si svolgerà la cura o il ricovero;
  2. non tralasciare di riferire al medico tutte le informazioni che servono in fase di ananmesi (le domande che il medico e l’anestesista porgono prima della cura o ricovero);
  3. leggere con attenzione il consenso informato
  4. leggere con attenzione la Carta dei diritti del malato, reperibile in tutte le strutture sanitarie

Alla dimissione dal ricovero:

  1. richiedere sempre la propria cartella clinica, anche in assenza di problemi. Verrà rilasciata nell’arco di circa 30 giorni e dietro pagamento
  2. segnalare all’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) qualunque disservizio abbiate riscontrato.

Che cos’è il consenso informato?
Molti pazienti che sono stati vittime di errori medici, decidono di non sporgere denuncia perché prima di un intervento chirurgico hanno firmato il consenso informato e ritengono di non averne diritto. Ma cos’è il consenso informato?La legge italiana prevede che il paziente possa decidere se vuole essere curato o no per una determinata malattia. Con il consenso informato si autorizzano i medici e gli operatori sanitari a applicare le cure. Ma firmare questo documento non significa che il medico o gli operatori sanitari siano tutelati da qualsiasi danno. Vediamo perché.

  1. firmare il consenso informato con cui si autorizza il medico a procedere non lo solleva da ogni responsabilità;
  2. anche la struttura in cui si verifica l’intervento non è esentata da ogni responsabilità;
  3. il medico o la struttura ospedaliera dove il paziente ha subito un danno, deve risponderne sia civilmente che penalmente;
  4. il consenso informato è valido solo se prima della firma il paziente è stato informato sui rischi, controindicazioni e alternative a quel tipo di intervento.


Spetterebbe poi al medico dimostrare che il malato è stato sufficientemente informato sulle procedure che sarebbero state messe in atto.

Dopo un errore medico, come avere giustizia

Il momento più difficile e delicato, quando l’errore medico è avvenuto, consiste proprio nell’ottenere giustizia del grave torto subito. Tra il dolore, lo smarrimento e la rabbia, spesso non si sa bene come comportarsi. E invece bisognerebbe essere pronti a sapersi muovere, per ottenere un giusto risarcimento del danno. La prima cosa da fare e chiedere spiegazioni su quanto è davvero accaduto: all’operatore, ne caso di intervento chirurgico; al medico che ha seguito la vittima dell’errore, in caso di ricovero. Se preferite, potrete sempre rivolgervi un gradino più in alto, al direttore sanitario della struttura ospedaliera o della clinica privata in questione: lui potrà consultare la cartella clinica del paziente e il medico che l’ha seguito, per fornire tutte le spiegazioni del caso.
Se i chiarimenti non vi sembrano sufficienti, il passo successivo è di richiedere all'amministrazione dell’ospedale o della Clinica copia autenticata della cartella clinica e operatoria (qualora vi sia stato un intervento chirurgico), e anche copia della firma del paziente sul “consenso informato”. Questo è un documento molto importante per la valutazione di quale tipo di trattamento medico o chirurgico il paziente è stato messo a conoscenza e del rischio accettato. Può capitare infatti che, pur contro la legge, il paziente venga tenuto all'oscuro di quanto viene o verrà fatto nei suoi riguardi (per esempio un intervento particolare e rischioso, la somministrazione di farmaci in fase sperimentale o necessari, ma con possibili fenomeni collaterali dannosi, eventuali complicanze…). Il paziente deve essere messo a conoscenza di tutto ciò che sarà fatto per la sua malattia, delle cure, del tipo di intervento operatorio e dei rischi che potrà correre.

 

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Commenti   

elena vitale
# elena vitale 2015-10-01 13:11
Salve, ho subito un intervento il 6/5/2015 alla spalla per risolvere varie problematiche. dal giorno dell intervento sono stata peggio e non mi sono mai ripresa. dopo varie visite e tanti accertamenti si è scoperto che il tendine del sovraspinoso è ridotto molto male e si sta rompendo. non riesco a capire se questa condizione era preesistente all intervento o è subentrata dopo e se questo possa fare la differenza nel caso in cui volessi denunciare il medico che mi ha operata. io oggi devo sottopormi a nuovo intervento e devo affrontare di nuovo un post molto pesante e altrettante spese. mi si dice che se il secondo intervento è risolutivo nulla posso pretendere.
cosa mi consiglia?La ringrazio e Le porgo cordiali saluti.
Codici
# Codici 2015-10-07 10:54
Gentile signora Vitale,
Le consigliamo di contattare il nostro sportello per una consulenza in merito al suo caso.
E-mail: segreteria.sportello@codici.org
Tel. 06.5571996 - Fax 06.55308791
Apertura dal lunedì al venerdì dalle 13:30 alle 18:30
Cordiali saluti
Codici
# Codici 2014-10-28 11:09
Gentile Signora Angelica,
Dovrebbe inviarci un resoconto maggiormente dettagliato con date precise e i suoi recapiti , oltre naturalmente all’autorizzazione al trattamento dei dati personali.
Può inviare tutto direttamente all'email codicin@codici.org

Cordiali Saluti
Angelica
# Angelica 2014-10-23 16:17
Buongiorno. Sono stata operata d'urgenza in agosto 2014 per una sigmoidectomia radicale con linfoadenectomia consensuale per adenocarcinoma del sigma perforato ed ascessualizzato (t4n0m0g2) al secondo accesso al p.s. del ospedale di Trento. Al primo accesso in P.s. arrivavo con dolori forti al ventre e alla schiena e con febbre a 38. A parte il tempo d'attesa, sono stati fatti solo esami ematochimici e rx addome dove si evidenziava un blocco intestinale e nulla di più. Mandata a casa con lassativi e anti piretici, nei giorni seguenti peggiorava la situazione e con febbre ancora maggiore dopo 3 gg. mi recavo nuovamente al P.s.. Qui stessa procedura - esami ematochimici e rx addome - sennonché un esame del sangue - ves - era notevolmente alterato. Il medico di turno in P.s. preferiva fare consulenza in chirurgia dove venivo poi ricoverata. Al momento dell'accettazione in P.s. elenco tutte le mie patologie precedenti e anche l'isterectomia subtotale di 5 anni fa. Il giorno dopo veniva eseguita una tac addome dove veniva segnalato che l'utero era in fase di ascesso (ma non lo avevo più l'utero!!!!) e mi mandavano in ginecologia a fare ulteriore indagine. Lì le ginecologhe di turno segnalavano che non era competenza ginecologica e venivo mandata di volata in sala operatoria. Ora a fronte di tutto vorrei sapere se ho diritto a chiedere un risarcimento danni perché il tumore, con ascesso aveva una lacerazione di 7 cm e ciò a detta di un oncologo dell'istituto dei tumori di Milano con cui sono in contatto può aver fatto dilagare cellule tumorali nella cavità peritoneale. Non ho potuto fare chemio, sconsigliata dall'oncologo di Trento, perché 6 anni fa ho fatto un infarto del miocardio. Grazie mille se potrete aiutarmi...
marco
# marco 2014-03-31 08:04
Gentile Sig. Stefano,
il primo passo è quello di fare una perizia medico-legale per verificare se l'intervento sia stato o meno eseguito correttamente.
Cordiali saluti.

Codici
Stefano
# Stefano 2014-03-26 21:21
Mia madre circa 1 anno fa ha subito un intervento in una clinica privata per l'applicazione di protesi al ginocchio. Dopo un anno ancora non riesce a camminare ed il primario che l'ha operata ha intenzione di eseguire un secondo intervento senza chiarirci se il primo è stato eseguito male. cosa fare?
Codici
# Codici 2012-01-30 15:43
Gentile Signora Katia, abbiamo inoltrato la sua segnalazione allo sportello del Codici.
katia
# katia 2012-01-19 14:26
vengo operata di protesi d anca nel 1998 prendo osteomelite la curo oggi scopro dopo una caduta accidentale di avere 2 frese di trapano cadute nel ginocchio il mio intervento eseguito viene chiamato tettoplastica in artroprotesi la testa e sorretta da una vite in titanio posso fare causa?grazie
Codici
# Codici 2011-05-05 14:09
Gentile Signora Serena,
abbiamo bisogno della cronistoria dettagliata e della cartella clinica da far valutare al medico legale, è importante avere anche i referti del pronto soccorso.
Se l'operazione era evitabile si può chiedere il risarcimento.
Ad ogni modo, per un eventuale appuntamento, può contattare il nostro ufficio legale allo 065571996. Cordialmente
Serena
# Serena 2011-05-05 10:48
Buongiorno, mio marito è stato salvato da un pronto soccorso con un'operazione d'urgenza, ma lui era un mese che andava tutti i giorni nei vari pronti soccorsi di Torino a dire che stava male, ma puntualmente gli davano un calmante cambiavano la cura farmacologica e lo mandavano a casa, senza soffermarsi a studiare il suo caso (compreso il medico di base).
Finalmente il 31 ottobre 2008 (il 28 ottobre 2008 è nata la nostra seconda bimba)un medico dell'ennesimo prontosoccorso ha deciso di studiare il suo caso e di chiamare un chirurgo d'urgenza che ha dovuto eseguire una resezione colosigmoide e anastomosi colorettale latero-terminale a causa di perforazione. Desideravo sapere se era possibile fare causa per chiedere i danni in quanto l'intervento forse si sarebbe potuto evitare.
Codici
# Codici 2011-05-03 13:18
Gentile Sig. Serranò grazie per averci contattato.
Se non sono passati 10 anni è possibile intentare una causa civile risarcitoria.
Abbiamo bisogno della cartella clinica da far valutare gratuitamente al nostro medico legale e di foto recenti della signora per quantificare il danno subito.
Cordialmente.
giuliano serranò
# giuliano serranò 2011-04-28 15:43
Mia moglie è stata operata di meningioma a Pisa meno di 10 anni fa, riportando un
grave evidente sfigurazione sulla fronte, posso chiedere i danni? grazie