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Codici

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Mucca pazza: casi in Lombardia, Toscana, Marche, Sardegna, Sicilia. L’Italia è a rischio contagio?

Codici invia esposti in tutto il Paese: le Asl hanno segnalato? Sono stati effettuati i test veterinari? Perchè il Ministero non effettua controlli?

Siamo in pericolo? È questa la domanda che si pongono i consumatori quando sentono parlare di “mucca pazza”. E negli ultimi mesi sembra che la questione sia ritornata sotto i riflettori delle cronache, visti i numerosi casi di decessi avvenuti probabilmente a causa del famoso morbo. Ci sono stati ben 7 casi in quatto mesi, come si mostra di seguito. Più che una mera coincidenza, sembrerebbe.

• 14 maggio 2014: sospetto caso di "mucca pazza" al Brotzu. Ricoverata una donna di Cagliari, è grave.
• 25 aprile 2014:muore a Cagliari un’impiegata di 52 anni che, nel novembre dello scorso anno, aveva manifestato i sintomi della Creutzfeldt-Jakob, la malattia che ha tra le sue varianti la BSE o morbo della mucca pazza.
• 15 aprile 2014:Torna l'incubo della mucca pazza: a Fano muore un medico di 53 anni
• 30 marzo 2014: muore una poliziotta a Firenze, secondo la diagnosi è stato il morbo della ‘mucca pazza’
• 5 febbraio 2014: uomo muore a Caltanissetta sospetto caso di mucca pazza
• 28 maggio 2014: Valle San Martino, cinquantenne muore per sospetta mucca pazza
• 28 giugno 2014: un caso sospetto di mucca pazza a Casalpusterlengo

È più che palese a questo punto chiedersi se siamo di fronte ad un’epidemia in grado di contagiare tutto il Paese. Per questo motivo Codici ha inviato esposti a tappeto in molte regioni italiane, per far luce su diversi elementi: innanzitutto, siamo di fronte ad un possibile contagio? È inoltre essenziale accertare le cause delle morti su cui ancora vige il sospetto. Poi ci sono le responsabilità delle Asl: hanno regolarmente segnalato i casi al registro nazionale della malattia di Creutzfeldt-Jakob, istituito presso l'Istituto Superiore di Sanità? Inoltre, è accertata la regolarità dei controlli veterinari dei bovini? Infine, le responsabilità del Ministero della Salute: la sua condotta è chiara e lineare, oppure tradisce tentativi di oscuramento della vicenda?

Secondo il Ministero, infatti, il rischio di contrarre il cosiddetto morbo della mucca pazza è trascurabile. Ma questo contrasta con i recenti fatti di cronaca. Come si spiega tutto ciò?
Inoltre, perché il registro della malattia di Creutzfeldt-Jakob riporta solo i due casi storici avvenuti in Italia nei primi anni del 2000?
Altra anomalia riguarda il caso accaduto nel 2013 segnalato dalla Asl 3 di Nuoro, un caso confermato proprio dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel settembre 2013. Perché questa morte non è riportata nel registro della malattia di Creutzfeldt-Jakob e sindromi correlate? Cosa aspetta il Ministero?

Per i consumatori è impossibile star tranquilli, soprattutto se consideriamo che controlli specifici vengono realizzati sulla carne solo se c’è il sospetto che l’animale ucciso possa essere affetto dal morbo della Bse, in caso contrario via libera al mercato. Ma se, nonostante l’assenza del sospetto, il morbo è comunque presente? In quel caso, è tutta questione di “fortuna”.
Su www.spazioconsumatori.tv sono disponibili i servizi di approfondimento: Mucca pazza. E' allarme tra i consumatori; Mucca pazza. I controlli? Solo se c'è il sospetto; Mucca pazza. I controlli del Ministero, mai visti.

Tariffe Idriche Acea: tutto da rifare. Ora Class Action contro una delle peggiori gestioni del SSI

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Il Tribunale di Tivoli accoglie il ricorso del Codici e  del Comitato Acqua Pubblica di Fonte Nuova

Con sentenza depositata il 9 giugno ’14 , il Tribunale di Tivoli , su ricorso del CODICI e del Comitato Acqua Pubblica di Fonte Nuova  che difendeva  una serie di cittadini che lamentavano tariffe troppo alte per un servizio idrico che non funzionava , ha accolto le domande riconoscendo che la prescrizione delle bollette emesse prima del 2004 e soprattutto “ l’illegittimità della contabilizzazione degli importi dovuti relativamente alla tariffazione eseguita sulla base del provvedimento n. 4 del 10.12.2002 emesso dalla conferenza dei sindaci dell’autorità d’ambito Lazio centrale – Roma “.

In pratica tutto da rifare: dovranno essere riconteggiate tutte le bollette emesse fino alla data dell’1.1.2012 quando è entrato in vigore il nuovo metodo tariffario anche in ATO 2.  Si tratta di un colpo durissimo che investirà 73 COMUNI TRA CUI ROMA per circa 3.500.000 DI UTENTI SERVITI e tutto per colpa di una gestione arrogante e miope.

Prima di arrivare a questa clamorosa sentenza , per decine di volte abbiamo tentato una via ragionevole di mediazione tra i cittadini di Fonte Nuova , la piccola località da cui è partita la riscossa di tutti i cittadini, ricevendo sempre risposte arroganti e, come se non bastasse, ACEA cercava di estorcere le somme non dovute con le minacce di interruzioni del servizio idrico. Un comportamento inaccettabile !

La gestione di ACEA del SII è pesantemente carente e il CODICI è più volte intervenuto segnalando le gravi disfunzioni su quella che dovrebbe essere una azienda modello del Comune, invece è diventato il solito luogo di occupazione della politica .

Per dare la misura dell’inefficienza di questa azienda basta rilevare che su 112 comuni che dovrebbero far parte della gestione , solo 73 sono stati acquisiti , con la spudorata complicità della Regione che continua a manomettere le leggi per salvare una gestione catastrofica del Servizio Idrico Integrato nella nostra regione ( l’ultima legge è stata impugnata dal Governo per incostituzionalità) . Dalla sentenza nasce l’obbligo di ricalcolare le bollette e di espungere la quota di depurazione per i comuni non serviti. 

Il CODICI in questi anni ha maturato una profonda sfiducia nei vertici dell’azienda al punto di promuovere azioni pilota come quella odierna ed in conseguenza di tale decisione l’associazione annuncia l’avvio di una class action contro ACEA per il ricalco e  la restituzione degli importi dovuti relativamente alla tariffazione eseguita sulla base del provvedimento n. 4 del 10.12.2002 emesso dalla conferenza dei sindaci dell’autorità d’ambito Lazio centrale – Roma “.

DI SEGUITO L'ELENCO DEI COMUNI E LE DATE DA CUI DOVRANNO ESSERE RICONTEGGIATI GLI IMPORTI  

1) Roma 1° gennaio 2003

2) Fiumicino 1° gennaio 2003

3) Tivoli 1° gennaio 2003

4) Guidonia Montecelio 1° gennaio 2003

5) Monterotondo 1° gennaio 2003

6) Grottaferrata 5 maggio 2003

7) Ciampino – utenze comunali 10 luglio 2003

8) Ciampino Consorzio La Barbuta 10 luglio 2003

9) Castel Madama 1° maggio 2004

10) Mentana 7 giugno 2004

11) Fonte Nuova 1° luglio 2004

12) Marcellina 1° luglio 2004

13) San Gregorio da Sassola 1° agosto 2004

14) Ciciliano 1°settembre 2004

15) Albano Laziale 1° gennaio 2005

16) Montelanico 1° gennaio 2005

17) Pisoniano 1° gennaio 2005

18) Rocca Santo Stefano 1° gennaio 2005

19) Casape 1° febbraio 2005

20) Carpineto Romano 1° aprile 2005

21) Affile 1° luglio 2005

22) Sambuci 1° luglio 2005

23) Arcinazzo Romano 18 luglio 2005

24) Gavignano 1° agosto 2005

25) Gorga 1° agosto 2005

26) Cervara di Roma 1° ottobre 2005

27) Subiaco 1° dicembre 2005

28) Castel Gandolfo 1° dicembre 2005

29) Vicovaro 1° gennaio 2006

30) Artena 1° gennaio 2006

31) Trevignano Romano 1° gennaio 2006

32) Santa Marinella 1° gennaio 2006

33) Valle Martella (Zagarolo) 1°febbraio 2006

34) Fiano Romano 15 febbraio 2006

35) Frascati 1° marzo 2006

36) Montecompatri 1° marzo 2006

37) Monte Porzio Catone 1° marzo 2006

38) Rocca Priora (idrico) 1° marzo 2006

39) Colonna (idrico) 1° marzo 2006

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

40) San Cesareo(idrico) 1° marzo 2006

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

41) Zagarolo(idrico) 1° marzo 2006

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

42) Palestrina(idrico) 1° marzo 2006

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

43) Jenne 1° marzo 2006

44) Nemi(idrico) 3 aprile 2006

(fognatura e depurazione) 2 novembre 2006

45) Vejano 3 aprile 2006

46) Pomezia

(fognatura e depurazione) 1 maggio 2006

47) Segni 2 maggio 2006

48) Saracinesco 2 maggio 2006

49) Lariano 2 maggio 2006

50) Lanuvio 2 maggio 2006

51) Sacrofano 16 maggio 2006

52) Nazzano 1° giugno 2006

53) Sant’Oreste 1° giugno 2006

54) Tolfa 1° luglio 2006

55) Allumiere 1° luglio 2006

56) Castelnuovo di Porto 1° luglio 2006

57) Genzano di Roma 2 novembre 2006

58) Velletri 16 novembre 2006

59) Cave(idrico) 16 novembre 2006

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

60) Bellegra 1°gennaio 2007

61) Capranica Prenestina

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

62) Castel San Pietro Romano 1°gennaio 2007

63) Gallicano nel Lazio 1°gennaio 2007

64) Olevano Romano

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

65) Roiate 1°gennaio 2007

66) San Vito Romano 1°gennaio 2007

67) Rocca di Cave(idrico) 1°marzo 2007

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

68) Poli(idrico) 2 aprile 2007

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

69) Genazzano(idrico) 1°luglio 2007

(fognatura e depurazione) 1°gennaio 2007

70) Filacciano 1°gennaio 2007

71) Ariccia 1°gennaio 2007

72) Riano 16 maggio 2007

73) Torrita Tiberina 1°luglio 2007

74) Marino 1°settembre 2007

75) Ponzano Romano 1°ottobre 2007

76) Oriolo Romano 1°ottobre 2007

77) Cerveteri 1°febbraio 2008

78) San Polo dei Cavalieri 5 maggio 2008

79) Subdistributori

80) Subdistributori ex Consorzio Simbrivio

81) Formello 1°luglio 2009

Mandato di adesione all'azione di classe contro Acea

All’Associazione  CODICI- Centro per i Diritti del Cittadino

Segreteria Nazionale

Viale Guglielmo Marconi, 94

00146 Roma

ADESIONE ALL’AZIONE DI CLASSE

Mandato ai sensi e per gli effetti dell’art. 140-bis

D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo)

Io sottoscritto…..,

intestatario dell’utenza

nato a……..,                                     il……,                                     c.f…………….,

residente in……                   ,

Via……….,

Tel. ………………………………………………..

posta elettronica ………………………………….@............................................

conferisco all’Associazione dei consumatori CODICI Onlus – Centro per i Diritti del Cittadino, con sede legale in Roma, Viale Guglielmo Marconi n. 94, iscritta nel registro di cui all’art. 137 Codice del Consumo ,  mandato ai sensi e per gli effetti dell’art.140-bis, comma I, D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo), affinchè abbiano ad esercitare, in mio nome e per mio conto, azione di classe nei confronti delle società ACEA spa e di ACEA ATO 2  ai sensi del precitato art. 140-bis del Codice del consumo, in ogni fase e grado di giudizio, ivi compresa la fase di ammissibilità ed eventuale reclamo, in relazione all’accertamento della responsabilità della precitata società ed alla sua conseguente condanna al risarcimento di tutti i danni da me subiti in dipendenza della contabilizzazione/fatturazione degli importi dovuti relativamente alla tariffazione eseguita sulla base del provvedimento n. 4 del 10.12.2002 emesso dalla conferenza dei sindaci dell’autorità d’ambito Lazio centrale – Roma, con ciò espressamente rinunciando, secondo quanto previsto al comma III del precitato art. 140-bis, ad ogni azione risarcitoria o restitutoria individuale fondata sul medesimo titolo, fatto salvo quanto ivi contemplato al comma XV.

Conferisco, altresì, alla predetta Associazione potere rappresentativo sostanziale con riferimento al rapporto sostanziale dedotto nel presente giudizio.

Allego :

$1a)             copia bolletta

$1b)             data inizio del contratto di fornitura

 

Con la presente dichiaro di conoscere e condividere lo statuto e le finalità statutarie dell’associazione CODICI e di aderire espressamente all’associazione stessa. Quota assolta

 Luogo, data e sottoscrizione

Per accettazione del suesteso mandato Per il CODICI Avv. Ivano Giacomelli                        

Errori medici, difendiamoci così

Quando il medico sbaglia è un problema per tutti. Prevenire la malasanità e tutelarsi dai suoi danni è possibile. Ecco come far valere i tuoi diritti

  1. errori medici, un danno per paziente e medico
  2. errori sanitari, le specialità più a rischio
  3. gli errori sanitari e il ministero della Salute
  4. come ci si difende dall’errore medico
  5. dopo un errore medico, come avere giustizia


Errori medici, un danno per paziente e medico

Gli errori dei medici sui mass media sono ormai – e purtroppo – all’ordine del giorno. I casi di malasanità sembrano ripetersi di continuo, nelle cronache. A causa di questi errori medici si possono subire danni fisici, temporanei o permanenti, o addirittura morire: in sala operatoria come in corsia o perfino in sala parto. In un anno, secondo i dati di una ricerca Eurisko del 2007, gli errori che si verificano in ospedale coinvolgono 32 mila persone. A questi dati si aggiungono quelli dell’Ania (l’Associazione Italiana imprese assicuratrici) secondo la quale sarebbero 30 mila ogni anno le denunce e le richieste di risarcimento e 15 mila le cause che finirebbero ogni anno in tribunale. Le inchieste che vengono aperte dall’autorità giudiziaria spesso si protraggono a lungo, prima di arrivare all’accertamento della verità. L’errore medico è un fenomeno rilevante nel nostro sistema sanitario, assai più di quanto si immagini, con conseguenze che vanno in una duplice direzione:

  1. danni al paziente e ai suoi familiari quando il danno è accertato;
  2. danni ai medici, quando il magistrato accerta che l’evento non è stato provocato dalla responsabilità dei sanitari. C’è da considerare che otto medici su dieci con almeno 20 anni di anzianità professionale, sono stati sottoposti a un’inchiesta, per un presunto errore, almeno una volta. Ma in due casi su tre tutto si risolve con una completa assoluzione. E quasi sempre, al termine di un iter molto lungo.

Questa situazione comporta un notevole danno (professionale e biologico) per il medico, ma anche un pericolo serio per il cittadino-paziente: l’affermarsi della cosiddetta medicina difensiva, quella che punta a salvaguardare anzitutto l’incolumità giudiziaria del medico, quindi la salute del paziente. Se ciò avvenisse, progressivamente si ridurrebbe il numero di camici bianchi disposti a rischiare una denuncia per non aver prescritto un esame molto probabilmente inutile. A quel punto, il ricorso agli esami diventerebbe sempre più massiccio, con un conseguente spreco per il Sistema sanitario nazionale. Non solo: come ulteriore effetto, il paziente avrebbe sempre più difficoltà a trovare un medico disposto ad assisterlo.

Errori sanitari, le specialità più a rischio
Su 8 milioni di persone ricoverate ogni anno, 320 mila (pari a circa il 4%) subiscono danni o conseguenze (malattie) dovute a errori nelle cure o a disservizi che potrebbero essere evitati. Ma è il capitolo relativo alle morti, quello che deve fare più riflettere: le stime oscillano tra un minimo di 14 mila a un massimo di 50 mila pazienti che muoiono in conseguenza di errori compiuti da medici o provocati da una non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie.
L’Associazione dei medici accusati di “malpractice” ingiustamente (Amami) sostiene sia maggiormente realistico il numero di 30-35 mila decessi, corrispondenti al 5,5% di tutti i morti registrati in Italia in un anno. Un dato paragonabile a quelli dei maggiori killer: il tumore del polmone e infarto miocardico acuto (31 mila morti all’anno).
Ma quali sono i reparti più a rischio di denuncia? Secondo il rapporto Pit (Processo integrato di tutela) Salute 2009 del Tribunale dei diritti del malato, sarebbero sette le specialità in cui si rischia di più:

  1. ortopedia (17,5%);
  2. oncologia (13,9%);
  3. ginecologia e ostetricia (7,7%);
  4. chirurgia generale e oculistica (5,4%);
  5. odontoiatrica (5,2%)
  6. emergenza e pronto soccorso (2,8%).

Gli errori sanitari e il ministero della Salute
Il Ministero della Salute tiene d’occhio da tempo il problema degli errori medici e sanitari in genere. Negli ultimi anni sono state adottate diverse misure per cercare quanto meno di arginare il problema. Il Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 prevede in particolare un monitoraggio degli strong>“eventi sentinella”. Cosa sono gli “eventi sentinella”? Il ministero stesso li definisce “eventi avversi di particolare gravità, che causano morte o gravi danni al paziente e che determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario nazionale”. L’elenco di questi “eventi sentinella” è dunque uno strumento di prevenzione, indispensabile per riuscire ad imparare dagli sbagli e, quindi, adottare tutte le misure per evitare che in futuro l’errore si ripeta.

Ecco la lista completa degli “eventi sentinella”:

  1. procedura in paziente sbagliato;
  2. procedura chirurgica in parte del corpo sbagliata (lato, organo o parte);
  3. errata procedura su paziente corretto;
  4. strumento o altro materiale lasciato all’interno del sito chirurgico che
  5. richiede un successivo intervento o ulteriori procedure:
  6. reazione trasfusionale conseguente a incompatibilità AB0;
  7. morte, coma o grave danno derivati da errori in terapia farmacologica;
  8. suicidio o tentato suicidio di paziente in ospedale;
  9. violenza su paziente;
  10. atti di violenza a danno di operatore;
  11. morte o grave danno conseguente ad un malfunzionamento del sistema di trasporto (intraospedaliero, extraospedaliero) ;
  12. morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto Soccorso;
  13. morte o grave danno imprevisti conseguente ad intervento chirurgico;
  14. ogni altro evento avverso che causa morte o grave danno al paziente.

Ma c’è di più. Sulla base delle raccomandazioni “Guidelines for Surgery” (linee guida per la chirurgia), l'Organizzazione mondiale della Sanità ha costruito una “checklist” per la sicurezza in sala operatoria: una lista che contiene 19 punti da osservare in caso di procedure semplici e complesse.

Come ci si difende dall’errore medico
Secondo il rapporto Pit (Processo integrato di tutela) Salute 2009 del Tribunale dei diritti del malato, della totalità delle segnalazioni di errori sanitari (malpractice), solo 28 cittadini su 100 richiedono una specifica consulenza medico legale in vista di una eventuale azione legale. Il 72% dei cittadini desidera principalmente segnalare l'accaduto e ottenere informazioni non necessariamente giudiziarie
Ecco cosa deve fare un cittadino per prevenire eventuali errori medici.

All’accettazione del ricovero:

  1. chiedere senza esitare ai medici informazioni su come si svolgerà la cura o il ricovero;
  2. non tralasciare di riferire al medico tutte le informazioni che servono in fase di ananmesi (le domande che il medico e l’anestesista porgono prima della cura o ricovero);
  3. leggere con attenzione il consenso informato
  4. leggere con attenzione la Carta dei diritti del malato, reperibile in tutte le strutture sanitarie

Alla dimissione dal ricovero:

  1. richiedere sempre la propria cartella clinica, anche in assenza di problemi. Verrà rilasciata nell’arco di circa 30 giorni e dietro pagamento
  2. segnalare all’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) qualunque disservizio abbiate riscontrato.

Che cos’è il consenso informato?
Molti pazienti che sono stati vittime di errori medici, decidono di non sporgere denuncia perché prima di un intervento chirurgico hanno firmato il consenso informato e ritengono di non averne diritto. Ma cos’è il consenso informato?La legge italiana prevede che il paziente possa decidere se vuole essere curato o no per una determinata malattia. Con il consenso informato si autorizzano i medici e gli operatori sanitari a applicare le cure. Ma firmare questo documento non significa che il medico o gli operatori sanitari siano tutelati da qualsiasi danno. Vediamo perché.

  1. firmare il consenso informato con cui si autorizza il medico a procedere non lo solleva da ogni responsabilità;
  2. anche la struttura in cui si verifica l’intervento non è esentata da ogni responsabilità;
  3. il medico o la struttura ospedaliera dove il paziente ha subito un danno, deve risponderne sia civilmente che penalmente;
  4. il consenso informato è valido solo se prima della firma il paziente è stato informato sui rischi, controindicazioni e alternative a quel tipo di intervento.


Spetterebbe poi al medico dimostrare che il malato è stato sufficientemente informato sulle procedure che sarebbero state messe in atto.

Dopo un errore medico, come avere giustizia

Il momento più difficile e delicato, quando l’errore medico è avvenuto, consiste proprio nell’ottenere giustizia del grave torto subito. Tra il dolore, lo smarrimento e la rabbia, spesso non si sa bene come comportarsi. E invece bisognerebbe essere pronti a sapersi muovere, per ottenere un giusto risarcimento del danno. La prima cosa da fare e chiedere spiegazioni su quanto è davvero accaduto: all’operatore, ne caso di intervento chirurgico; al medico che ha seguito la vittima dell’errore, in caso di ricovero. Se preferite, potrete sempre rivolgervi un gradino più in alto, al direttore sanitario della struttura ospedaliera o della clinica privata in questione: lui potrà consultare la cartella clinica del paziente e il medico che l’ha seguito, per fornire tutte le spiegazioni del caso.
Se i chiarimenti non vi sembrano sufficienti, il passo successivo è di richiedere all'amministrazione dell’ospedale o della Clinica copia autenticata della cartella clinica e operatoria (qualora vi sia stato un intervento chirurgico), e anche copia della firma del paziente sul “consenso informato”. Questo è un documento molto importante per la valutazione di quale tipo di trattamento medico o chirurgico il paziente è stato messo a conoscenza e del rischio accettato. Può capitare infatti che, pur contro la legge, il paziente venga tenuto all'oscuro di quanto viene o verrà fatto nei suoi riguardi (per esempio un intervento particolare e rischioso, la somministrazione di farmaci in fase sperimentale o necessari, ma con possibili fenomeni collaterali dannosi, eventuali complicanze…). Il paziente deve essere messo a conoscenza di tutto ciò che sarà fatto per la sua malattia, delle cure, del tipo di intervento operatorio e dei rischi che potrà correre.

 

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