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Errori medici, difendiamoci così

Errori medici, difendiamoci così

Quando il medico sbaglia è un problema per tutti. Prevenire la malasanità e tutelarsi dai suoi danni è possibile. Ecco come far valere i tuoi diritti

  1. errori medici, un danno per paziente e medico
  2. errori sanitari, le specialità più a rischio
  3. gli errori sanitari e il ministero della Salute
  4. come ci si difende dall’errore medico
  5. dopo un errore medico, come avere giustizia


Errori medici, un danno per paziente e medico

Gli errori dei medici sui mass media sono ormai – e purtroppo – all’ordine del giorno. I casi di malasanità sembrano ripetersi di continuo, nelle cronache. A causa di questi errori medici si possono subire danni fisici, temporanei o permanenti, o addirittura morire: in sala operatoria come in corsia o perfino in sala parto. In un anno, secondo i dati di una ricerca Eurisko del 2007, gli errori che si verificano in ospedale coinvolgono 32 mila persone. A questi dati si aggiungono quelli dell’Ania (l’Associazione Italiana imprese assicuratrici) secondo la quale sarebbero 30 mila ogni anno le denunce e le richieste di risarcimento e 15 mila le cause che finirebbero ogni anno in tribunale. Le inchieste che vengono aperte dall’autorità giudiziaria spesso si protraggono a lungo, prima di arrivare all’accertamento della verità. L’errore medico è un fenomeno rilevante nel nostro sistema sanitario, assai più di quanto si immagini, con conseguenze che vanno in una duplice direzione:

  1. danni al paziente e ai suoi familiari quando il danno è accertato;
  2. danni ai medici, quando il magistrato accerta che l’evento non è stato provocato dalla responsabilità dei sanitari. C’è da considerare che otto medici su dieci con almeno 20 anni di anzianità professionale, sono stati sottoposti a un’inchiesta, per un presunto errore, almeno una volta. Ma in due casi su tre tutto si risolve con una completa assoluzione. E quasi sempre, al termine di un iter molto lungo.

Questa situazione comporta un notevole danno (professionale e biologico) per il medico, ma anche un pericolo serio per il cittadino-paziente: l’affermarsi della cosiddetta medicina difensiva, quella che punta a salvaguardare anzitutto l’incolumità giudiziaria del medico, quindi la salute del paziente. Se ciò avvenisse, progressivamente si ridurrebbe il numero di camici bianchi disposti a rischiare una denuncia per non aver prescritto un esame molto probabilmente inutile. A quel punto, il ricorso agli esami diventerebbe sempre più massiccio, con un conseguente spreco per il Sistema sanitario nazionale. Non solo: come ulteriore effetto, il paziente avrebbe sempre più difficoltà a trovare un medico disposto ad assisterlo.

Errori sanitari, le specialità più a rischio
Su 8 milioni di persone ricoverate ogni anno, 320 mila (pari a circa il 4%) subiscono danni o conseguenze (malattie) dovute a errori nelle cure o a disservizi che potrebbero essere evitati. Ma è il capitolo relativo alle morti, quello che deve fare più riflettere: le stime oscillano tra un minimo di 14 mila a un massimo di 50 mila pazienti che muoiono in conseguenza di errori compiuti da medici o provocati da una non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie.
L’Associazione dei medici accusati di “malpractice” ingiustamente (Amami) sostiene sia maggiormente realistico il numero di 30-35 mila decessi, corrispondenti al 5,5% di tutti i morti registrati in Italia in un anno. Un dato paragonabile a quelli dei maggiori killer: il tumore del polmone e infarto miocardico acuto (31 mila morti all’anno).
Ma quali sono i reparti più a rischio di denuncia? Secondo il rapporto Pit (Processo integrato di tutela) Salute 2009 del Tribunale dei diritti del malato, sarebbero sette le specialità in cui si rischia di più:

  1. ortopedia (17,5%);
  2. oncologia (13,9%);
  3. ginecologia e ostetricia (7,7%);
  4. chirurgia generale e oculistica (5,4%);
  5. odontoiatrica (5,2%)
  6. emergenza e pronto soccorso (2,8%).

Gli errori sanitari e il ministero della Salute
Il Ministero della Salute tiene d’occhio da tempo il problema degli errori medici e sanitari in genere. Negli ultimi anni sono state adottate diverse misure per cercare quanto meno di arginare il problema. Il Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 prevede in particolare un monitoraggio degli strong>“eventi sentinella”. Cosa sono gli “eventi sentinella”? Il ministero stesso li definisce “eventi avversi di particolare gravità, che causano morte o gravi danni al paziente e che determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario nazionale”. L’elenco di questi “eventi sentinella” è dunque uno strumento di prevenzione, indispensabile per riuscire ad imparare dagli sbagli e, quindi, adottare tutte le misure per evitare che in futuro l’errore si ripeta.

Ecco la lista completa degli “eventi sentinella”:

  1. procedura in paziente sbagliato;
  2. procedura chirurgica in parte del corpo sbagliata (lato, organo o parte);
  3. errata procedura su paziente corretto;
  4. strumento o altro materiale lasciato all’interno del sito chirurgico che
  5. richiede un successivo intervento o ulteriori procedure:
  6. reazione trasfusionale conseguente a incompatibilità AB0;
  7. morte, coma o grave danno derivati da errori in terapia farmacologica;
  8. suicidio o tentato suicidio di paziente in ospedale;
  9. violenza su paziente;
  10. atti di violenza a danno di operatore;
  11. morte o grave danno conseguente ad un malfunzionamento del sistema di trasporto (intraospedaliero, extraospedaliero) ;
  12. morte o grave danno conseguente a non corretta attribuzione del codice triage nella Centrale operativa 118 e/o all’interno del Pronto Soccorso;
  13. morte o grave danno imprevisti conseguente ad intervento chirurgico;
  14. ogni altro evento avverso che causa morte o grave danno al paziente.

Ma c’è di più. Sulla base delle raccomandazioni “Guidelines for Surgery” (linee guida per la chirurgia), l'Organizzazione mondiale della Sanità ha costruito una “checklist” per la sicurezza in sala operatoria: una lista che contiene 19 punti da osservare in caso di procedure semplici e complesse.

Come ci si difende dall’errore medico
Secondo il rapporto Pit (Processo integrato di tutela) Salute 2009 del Tribunale dei diritti del malato, della totalità delle segnalazioni di errori sanitari (malpractice), solo 28 cittadini su 100 richiedono una specifica consulenza medico legale in vista di una eventuale azione legale. Il 72% dei cittadini desidera principalmente segnalare l'accaduto e ottenere informazioni non necessariamente giudiziarie
Ecco cosa deve fare un cittadino per prevenire eventuali errori medici.

All’accettazione del ricovero:

  1. chiedere senza esitare ai medici informazioni su come si svolgerà la cura o il ricovero;
  2. non tralasciare di riferire al medico tutte le informazioni che servono in fase di ananmesi (le domande che il medico e l’anestesista porgono prima della cura o ricovero);
  3. leggere con attenzione il consenso informato
  4. leggere con attenzione la Carta dei diritti del malato, reperibile in tutte le strutture sanitarie

Alla dimissione dal ricovero:

  1. richiedere sempre la propria cartella clinica, anche in assenza di problemi. Verrà rilasciata nell’arco di circa 30 giorni e dietro pagamento
  2. segnalare all’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) qualunque disservizio abbiate riscontrato.

Che cos’è il consenso informato?
Molti pazienti che sono stati vittime di errori medici, decidono di non sporgere denuncia perché prima di un intervento chirurgico hanno firmato il consenso informato e ritengono di non averne diritto. Ma cos’è il consenso informato?La legge italiana prevede che il paziente possa decidere se vuole essere curato o no per una determinata malattia. Con il consenso informato si autorizzano i medici e gli operatori sanitari a applicare le cure. Ma firmare questo documento non significa che il medico o gli operatori sanitari siano tutelati da qualsiasi danno. Vediamo perché.

  1. firmare il consenso informato con cui si autorizza il medico a procedere non lo solleva da ogni responsabilità;
  2. anche la struttura in cui si verifica l’intervento non è esentata da ogni responsabilità;
  3. il medico o la struttura ospedaliera dove il paziente ha subito un danno, deve risponderne sia civilmente che penalmente;
  4. il consenso informato è valido solo se prima della firma il paziente è stato informato sui rischi, controindicazioni e alternative a quel tipo di intervento.


Spetterebbe poi al medico dimostrare che il malato è stato sufficientemente informato sulle procedure che sarebbero state messe in atto.

Dopo un errore medico, come avere giustizia

Il momento più difficile e delicato, quando l’errore medico è avvenuto, consiste proprio nell’ottenere giustizia del grave torto subito. Tra il dolore, lo smarrimento e la rabbia, spesso non si sa bene come comportarsi. E invece bisognerebbe essere pronti a sapersi muovere, per ottenere un giusto risarcimento del danno. La prima cosa da fare e chiedere spiegazioni su quanto è davvero accaduto: all’operatore, ne caso di intervento chirurgico; al medico che ha seguito la vittima dell’errore, in caso di ricovero. Se preferite, potrete sempre rivolgervi un gradino più in alto, al direttore sanitario della struttura ospedaliera o della clinica privata in questione: lui potrà consultare la cartella clinica del paziente e il medico che l’ha seguito, per fornire tutte le spiegazioni del caso.
Se i chiarimenti non vi sembrano sufficienti, il passo successivo è di richiedere all'amministrazione dell’ospedale o della Clinica copia autenticata della cartella clinica e operatoria (qualora vi sia stato un intervento chirurgico), e anche copia della firma del paziente sul “consenso informato”. Questo è un documento molto importante per la valutazione di quale tipo di trattamento medico o chirurgico il paziente è stato messo a conoscenza e del rischio accettato. Può capitare infatti che, pur contro la legge, il paziente venga tenuto all'oscuro di quanto viene o verrà fatto nei suoi riguardi (per esempio un intervento particolare e rischioso, la somministrazione di farmaci in fase sperimentale o necessari, ma con possibili fenomeni collaterali dannosi, eventuali complicanze…). Il paziente deve essere messo a conoscenza di tutto ciò che sarà fatto per la sua malattia, delle cure, del tipo di intervento operatorio e dei rischi che potrà correre.

 

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Vademecum Mutui

Vademecum Mutui

LA CHIAREZZA DEL CONTRATTO
Spesso i contratti di mutuo sono incomprensibili. Questo in parte è dovuto alla necessità di utilizzare termini tecnici insostituibili; in parte tuttavia il problema potrebbe essere superato con uno sforzo di semplificazione che garantirebbe un rapporto più chiaro tra banche e utenti. E' consigliabile avere in anticipo il testo del contratto e, soprattutto, delle "condizioni generali" proposte dalla banca. Se si incontrano difficoltà nella comprensione e se le risposte date dai funzionari non sono soddisfacenti ci si può rivolgere sia alle associazioni dei consumatori, sia al notaio, che daranno le spiegazioni del caso anche prima della stipulazione del mutuo. La poca chiarezza del contratto può anche essere indizio di scarsa qualità del prodotto, la qual cosa rende consigliabile rivolgersi a un altro istituto di credito.

LA SCELTA TRA MUTUO A TASSO FISSO O VARIABILE
La scelta tra mutuo a tasso fisso o variabile è assolutamente soggettiva. Chi ha una certa propensione al rischio e può permettersi di sopportare alcune rate maggiori dovute ad un maggiore costo del denaro, che si potrebbe tradurre per un periodo più o meno lungo in un maggiore esborso di denaro, dovuto al superamento degli introiti del Conto Energia, può scegliere il tasso variabile che, al contrario, garantisce, nei periodi in cui il costo del denaro è basso, una maggiore redditività. Mentre chi vuole essere al sicuro da tali rischi , ma vuole avere ragionevolmente una redditività complessiva inferiore, può scegliere il tasso fisso.

ATTENTI ALLO SPREAD
Lo spread è una variabile molto importante del finanziamento, si tratta, infatti, del ricarico che ogni banca decide autonomamente di aggiungere al tasso di base, dal quale trae il proprio ricavo. Per intenderci, la banca compra il denaro ad un dato prezzo (tasso di scambio interbancario) e lo rivende a chi lo richiede ricaricato di un margine di guadagno, lo spread appunto. Nelle transazioni fra banche, il denaro ha una propria quotazione, che in Europa viene definita Euribor, ovvero "Euro Interbank Offered Rate". L'Euribor rilevato giornalmente, è il tasso a cui l'istituto bancario può comprare valuta. L'erogazione del denaro come finanziamento al cliente dovrà quindi avvenire ad un tasso un po' più alto per consentire alla banca la compensazione delle spese di gestione, i rischi dell'operazione e, non ultimo, il proprio guadagno. Il mutuo a tasso variabile verrà quindi rimborsato secondo un tasso stabilito dal criterio Euribor + Spread, dove l'Euribor è la componente variabile mentre lo spread quella fissa. Anche nel caso di tassi fissi si parla di spread, poiché rappresenta la quota aggiuntiva applicata all'IRS (Interest Rate Swap), una sorta di paracadute con cui le banche si tutelano in caso di rialzo dei tassi di scambio interbancario. Nei finanziamenti a tasso fisso lo spread servirà per calcolare il tasso solo il giorno della sottoscrizione del mutuo, poiché in seguito non potrà subire alcun cambiamento.

CAP E FLOOR: COSA SONO?
Nella scelta di un mutuo per il fotovoltaico potrebbe succedere di imbattersi in concetti oscuri come quelli di CAP e FLOOR. Il primo, se previsto, riguarda il tetto massimo oltre al quale il mutuo a tasso variabile non può andare, mentre il secondo fissa il limite al di sotto del quale non può scendere. Si tratta di caratteristiche da valutare con attenzione poiché possono influenzare la qualità dell'investimento. E' importante ricordare, inoltre, che i mutui ora si possono estinguere anticipatamente nel momento in cui si ha disponibilità di denaro e si possono trasferire da una banca all'altra, nel caso si trovino condizioni migliori, senza alcuna spesa.

QUALI GARANZIE RICHIEDONO LE BANCHE?
La principale garanzia richiesta dalle banche è la cessione dei crediti futuri derivanti dal riconoscimento del contributo da parte del Gestore del sistema elettrico (Gse). Per fare ciò, molti istituti di credito rendono obbligatoria la canalizzazione dell'incentivo erogato dal Gse su un conto corrente dal quale viene prelevata la rata del mutuo. E' possibile che siano richieste anche garanzie reali o personali aggiuntive, oppure altri vincoli e cautele. Si tratta di garanzie che possono avere un costo e quindi sono da inserire nel computo complessivo.

LA PENALE PER ESTINZIONE ANTICIPATA
E' opportuno individuare nel contratto il costo per l'estinzione anticipata del mutuo. Spesso le banche - ma non tutte - richiedono una percentuale rilevante del capitale residuo (persino superiore al 2%) per accettare che il mutuatario si liberi in anticipo del debito. Ciò può rendere assai gravoso vendere la casa prima di quanto programmato, in particolare nel caso di mutui agevolati o stipulati in base a convenzioni particolari, che non consentono il trasferimento del mutuo al nuovo acquirente.

I TEMPI DI ISTRUTTORIA
Quando ci si è impegnati a comperare una casa entro un dato termine e si deve pagare una penale al venditore per il ritardo, tempi lunghi di istruttoria per la concessione del mutuo possono costare cari. Di regola 60 giorni sono più che sufficienti per ottenere un mutuo ipotecario.

IL TASSO DI MORA PER RITARDATO PAGAMENTO
Anche se chi chiede un mutuo non pensa di venire a trovarsi nelle condizioni di non poter pagare puntualmente le rate, è necessario valutare attentamente anche questa eventualità per evitare che circostanze sfavorevoli e impreviste producano peri-colosi effetti a catena.

LA MODALITA’ DI EROGAZIONE
Poiché l'ipoteca esiste solo dal momento in cui il notaio la iscrive nell'apposito ufficio, e ciò può esser fatto solo dopo la stipula del mutuo, spesso la banca trattiene la somma mutuata sino a quando la pratica sia stata espletata, il che significa dover aspettare due o tre settimane prima di poter disporre del denaro ottenuto in prestito. Nel caso di una compravendita immobiliare il venditore dovrà di conseguenza attendere alcuni giorni per essere pagato.
Bisogna informarsi presso la banca e presso il notaio sui tempi di effettiva disponibilità del denaro. Per evitare questa attesa, alcune banche mettono subito a disposizione la somma mutuata a titolo di prefinanziamento, nel qual caso è opportuno verificare quali siano gli interessi che la banca richiede. In alternativa al prefinanziamento è necessario accordarsi in anticipo con il vendito-re il quale, se vende prima di incassare tutto il prezzo, deve essere opportunamente garantito. E' compito del notaio proporre e spiegare

LA DETRAIBILITA’ FISCALE
La legge prevede la detraibiltà fiscale di una parte degli interessi passivi e relativi oneri accessori pagati per mutui ipotecari stipulati per l'acquisto di immobili e/o per interventi di recupero edilizio. Questa possibilità di abbattimento dell'onere fiscale va dunque esaminata con attenzione, eventualmente con l'aiuto di un esperto, per valutare la sua incidenza sul costo complessivo del mutuo.

LE GARANZIE SUPPLEMENTARI RICHIESTE DALLA BANCA
Nel concedere un mutuo la banca deve valutare non solo il valore della casa offerta in garanzia, ma anche la capacità del debitore di pagare le rate del mutuo. Per questa ragione, talvolta, viene richiesta la fideiussione da parte di un terzo (ad esempio da parte di un genitore per il figlio). Questa prassi bancaria è corretta purché siano determinati i limiti di importo e la durata della fideiussione. E' invece da respingere l'eventuale richiesta della banca (più spesso sono le finanziarie a seguire questa prassi) di una procura a vendere la casa nel caso in cui non vengano pagate le rate del mutuo.

LA RINEGOZIAZIONE
La discesa dei tassi di interesse che si è verificata ultimamente ha reso possibile "cambiare in corsa" le condizioni dei mutui. La rinegoziazione può essere considerata una conquista di uso generale, ma dipende dalla volontà delle parti (banca - mutuatario). La rinegoziazione può essere relativa solo al tasso o alla durata, ovvero comportare la chiusura del vecchio mutuo e l'apertura di uno nuovo con i conseguenti costi, che devono essere attentamente valutati in relazione al vantaggio che deriva dalla diminuzione degli interessi.

LE CLAUSOLE VESSATORIE
Gli abusi talvolta subiti dai consumatori nella stipulazione di un mutuo per l'acquisto di un immobile, quali penali molto onerose in caso di rimborso anticipato, limiti alla facoltà di vendere il bene ipotecato trasferendo il mutuo a terzi, oggi possono essere combattuti anche grazie alla nuova disciplina delle clausole abusive. Proprio le clausole vessatorie-abusive sono state uno degli aspetti più problematici sui quali sono intervenute l'Associazione Bancaria Italiana e le associazioni dei consumatori firmatarie di questo Vademecum, nella ridefinizione del giusto equilibrio di diritti-doveri tra cliente e banca. L'utente deve innanzitutto pretendere che le clausole contrattuali proposte dalla banca siano sempre comprensibili e gli siano comunicate con sufficiente anticipo. Qualora alcuni termini del contratto determino uno squilibrio di diritti e obblighi a carico del consumatore, i medesimi possono essere automaticamente ritenuti inefficaci. Le associazioni a difesa dei consumatori possono citare in giudizio gli istituti di credito che utilizzino condizioni generali di contratto abusive e chiedere al giudice che ne vieti l'uso.

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Roma, Codici in conferenza stampa presenta "Indignamoci, ci scippano la salute e la dignità!"

Roma, Codici in conferenza stampa presenta "Indignamoci, ci scippano la salute e la dignità!"

Si è tenuta oggi la conferenza stampa realizzata dall’associazione Codici “Indignamoci, ci scippano la dignità e la salute” dal nome della campagna sulla sanità lanciata dall’Associazione.
Sono intervenuti il Segretario Nazionale del Codici, Ivano Giacomelli, Valentina Coppola, Responsabile Nazionale Sportelli al Cittadino e Monia Napolitano, Responsabile Dipartimento Comunicazione CODICI.
Nata all’origine da un sentimento di indignazione verso politici ed amministratori dell’attuale Governo che pensano di risolvere il problema della malpractice sanitaria con diversi atti e proposte di legge parlamentari, che cancellano la responsabilità dei medici. Oggi “indignamoci” è un osservatorio sui casi di malasanità causati dalla negligenza degli operatori del sistema sanitario nazionale che ha portato alla luce diffusi errori medici in Italia e in particolare nel Lazio. Il territorio laziale, con gli ultimi casi verificatisi negli ospedali romani, si presenta una Regione dalle pesanti e gravi inefficienze nel servizio sanitario pubblico.
Il dossier è stato realizzato attraverso la documentazione di fonti istituzionali e sono diversi i temi scottanti  emersi:

•    le criticità relative al  ricorso del taglio cesareo e lo stato in cui versano i reparti maternità

Secondo i dati documentai da Codici dall’Asp Lazio, l’Agenzia di Sanità Pubblica Regionale, nel 2009 il ricorso al taglio cesareo è stato pari al 45 per cento per 100 nati vivi; nel 2008 tale percentuale era pari al 44 per cento. Tale valore risulta significativamente più alto rispetto a raccomandazioni di agenzie internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità che consiglia un ricorso al taglio cesareo non superiore al 20 per cento. Significativi in questo contesto è il caso accaduto nel mese di  Ottobre 2010  al San Camillo in Sala Parto, dove un bambino nasce in arresto cardiaco e muore.

La Procura della Repubblica ha aperto una inchiesta, tra le circostanze del decesso pare vi siano il sovraccarico delle emergenze ostetriche, 10 mila sarebbero stati gli accessi da gennaio a settembre abbattutisi sul San Camillo dove, in quel momento, mancavano 10 ginecologi, 8 neonatologi, 16 ostetriche. La causa  sembra sia stata la chiusura, per ristrutturazione, dell'ostetricia del San Giovanni e di quella del Sant'Eugenio

•    infezioni ospedaliere ed errori sanitari causati da cattiva organizzazione e da negligenza degli operatori sanitari

Nel Lazio, secondo i dati del “Rapporto della commissione d’inchiesta sulla sanità” tra la fine di aprile del 2009 e il 25 gennaio del 2011 si parla di  diciannove presunti errori sanitari e altri tredici casi di malasanità. Dei 19 presunti errori – su cui sono in corso accertamenti da parte della magistratura –  11 hanno portato alla morte del paziente e le criticità vanno dalle errate diagnosi, errori in corsia e infezioni ospedaliere causate dalla non adozione delle indicazioni previste dalle circolari ministeriali.
•    Le piaghe da decubito

“L’incidenza delle lesioni da decubito è un indicatore della cattiva assistenza e la loro presenza ha un significato prognostico sfavorevole. Codici si è occupato di numerosi casi di piaghe da decubito – commenta Ivano Giacomelli - la prima battaglia in Italia del Codici è stata vinta nel 2004 contro il San Giovanni”.
(A tal proposito è possibile consultare i casi all’interno del dossier pag 7/ 8 )

“L’Osservatorio “Indignamoci”  - dichiara Valentina Coppola - dell’associazione Codici porta all’attenzione dello sportello legale della Regione Lazio una media di 480 segnalazioni all’anno. Di queste, 100 vengono approfondite attraverso perizie mediche e legali. All’interno del dossier  sono riportati  alcuni casi più significativi di cui il CODICI si è occupato o tuttora si sta occupando. Tutti evidenziano le deficienze del sistema sanitario romano; in particolare emergono due fattori sentinella della malpractice sanitaria:
1.    le infezioni ospedaliere, determinate da una cattiva organizzazione, molte di queste killer perché se non adeguatamente e tempestivamente trattate conducono alla morte del paziente,
2.    le piaghe da decubito, più facili da prevenire che da curare, causate da una cattiva pratica assistenziale”.
“Codici – prosegue Giacomelli – presenta oggi anche una proposta di legge regionale sui diritti del malato con l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione delle strutture e degli operatori sanitari il soggetto principale del sistema sanitario: il cittadino. Il testo – continua il Segretario Nazionale - non si propone di introdurre modifiche sostanziali nella sfera dei diritti ma punta alla razionalizzazione e soprattutto ad “orientare” il sistema.  La premessa, di carattere Costituzionale, richiama la centralità della persona e la salute come diritto fondamentale dell’individuo. La Regione, nel rendere concreto questo  fondamento  che altro non significa che orientare gli sforzi della Pubblica Amministrazione verso l’obiettivo di garantire il bene salute a tutti i cittadini, stabilisce che tali norme siano definite “principi generali”. Di conseguenza tutto il quadro normativo di settore dovrà essere interpretato, sorretto ed indirizzato alla luce dei principi indicati dalla presente legge”.
Concludendo dal quadro tracciato emergono numerose criticità, da cui scaturiscono delle proposte, nel sistema sanitario Regionale che incidono fortemente sullo stato di salute delle persone. Le criticità possono essere così sintetizzate:
•    grave disorganizzazione dei servizi, si evince in particolare dai casi che vedono pazienti in ostaggio del pronto soccorso trattenuti ore ed ore in barella prima di essere assistiti. In questo contesto il servizio delle autoambulanze viene sospeso al fine di contenere il disservizio. La carenza di lettighe porta ad occupare quelle delle ambulanze, bloccando il servizio di soccorso pubblico. Codici annuncia esposti alla Procura della Repubblica per interruzione di pubblico servizio;
•    spreco di prestazioni senza alcuna indicazione e applicazione in maniera spregiudicata della medicina difensiva, che consiste nel praticare misure terapeutiche che non rispondono al principio di appropriatezza ma come garanzia delle responsabilità medico legali seguenti alle cure mediche prestate. Il mancato controllo sulla appropriatezza delle prestazioni porta alla saturazione delle stesse e alla cattiva gestione del sistema sanitario;
•    errori nella diagnosi, in questo contesto vi è una palese mancata applicazione dei protocolli assistenziali che vengono applicati in maniera scorretta, non applicati o applicati  in maniera pedissequa  e non adeguati al paziente;
•    totale assenza delle necessarie verifiche del risultato, scarsa trasparenza nell'azione sanitaria e pessima organizzazione. Tale cattiva gestione si evidenzia a causa dei noti e frequenti casi di ulcere da decubito e di infezioni ospedaliere;
•    118: ritardi ed inefficienze " croniche"  a causa della cattiva organizzazione;

In merito alla piaga delle liste d’attesa il cui abbattimento era definito "priorità assistenziale" già nel Piano Sanitario 1998-2000 e dell’accesso alle prestazioni sanitarie propone:

•    l’integrazione nel circuito CUP di tutte le strutture che erogano servizi sanitari: oltre agli Ospedali ed agli Ambulatori, gestiti direttamente dal Servizio sanitario regionale, anche di tutte le strutture private che ne entrano a far parte integrante attraverso l'accreditamento;
•    Intramoenia: l'attuale gestione dell'attività professionale intramuraria contribuisce decisamente all'allungamento dei tempi d'attesa. La correlazione tra esercizio professionale privato intramoenia e liste di attesa è posta in evidenza già dall'atto di indirizzo e coordinamento per l'esercizio dell'attività professionale intramuraria dei medici (Decreto del 27-3-2000) dove è stabilito che "l'attività professionale intramuraria deve essere finalizzata alla riduzione delle liste d'attesa". Purtroppo si è verificato il contrario!
•    controllo da parte dei cittadini: è necessario attivare tutti  gli strumenti di partecipazione previsti dalla legge, tra questi le carte dei servizi, le quali devono essere rimodulate sulla base delle esigenze poste in essere;
•    contro la deresponsabilizzazione dei medici: ancora ferme al Senato ci sono proposte di legge  secondo le quali Medici ed infermieri non risponderanno più dei danni che causano ai pazienti in conseguenza di imprudenza, imperizia e negligenza, neanche dal punto di vista disciplinare. Queste proposte di legge vogliono escludere la responsabilità anche per colpa grave. INDIGNAMOCI!


Siamo di fronte ad un sistema sanitario disorganizzato e che rasenta il degrado. Una forma di disorganizzazione che si ipotizza sia dovuta, con l’obiettivo di alimentare la sanità alternativa a quella pubblica.

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Ambiente,Lombardia: versamento di liquami del Lambro, due indagati per disastro ecologico

Ambiente,Lombardia: versamento di liquami del Lambro, due indagati per disastro ecologico

Risale ad un anno fa la notizia, tragica per il suo impatto ambientale, dello sversamento di 2.600 tonnellate di idrocarburi avvenuto nel Lambro nella notte tra il 23 e il 24 febbraio. Si è parlato di disastro ambientale, in quanto le sostanze finite nel fiume (si tratta, in maniera specifica, di gasolio misto ad olio combustibile) hanno inquinato non soltanto l’acqua, ma anche il greto e le sponde. Il gravissimo episodio ha creato una vera emergenza per la fauna acquatica: tra le specie a rischio, aironi, gabbiani, folaghe, germani e gallinelle d’acqua.
Il coordinatore Regionale del CODICI Lombardia, Davide Zanon, a proposito dei sopracitati versamenti, dichiara: “Non è la prima volta e certo, se non si avvieranno i dovuti controlli, purtroppo neanche l’ultima”.
“Auspichiamo che le Autorità competenti riescano quanto prima a venire a capo della questione – prosegue Zanon - Così come ci auguriamo che, identificati  i responsabili, siano applicate le giuste pene. Dal canto nostro, monitoreremo nel tempo il territorio e nel contempo chiediamo alla Regione Lombardia di attivarsi quanto prima provvedendo alla bonifica dei luoghi implicati nel disastro. Continuiamo ad assistere a veri e propri disastri cui difficilmente l’uomo potrà porre rimedio proprio per l’ingente portata dei danni arrecati”.
CODICI, in riferimento a quanto appena detto, si prende carico della questione, innanzitutto annunciando la stesura di un dossier, utile, come dichiarato dal Segretario Nazionale Ivano Giacomelli, “affinché si avvii un’indagine per la sistematica omissione di controlli sugli sversamenti”.
CODICI, inoltre, auspica in un incontro con tutte le associazioni presenti sul territorio, al fine di  avviare un’iniziativa collettiva che possa avere la forza necessaria per sanare una situazione considerata ormai insostenibile. Solo attraverso la messa in comune di tutte le risorse disponibili si potranno avviare al meglio iniziative concrete nei confronti di quello che si può considerare un vero e proprio disastro ambientale.

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Regione Lazio, Arsenico: Codici, Aduc E Unuss smentiscono l’Assessore all’ambiente Mattei

Regione Lazio, Arsenico: Codici, Aduc E Unuss smentiscono l’Assessore all’ambiente Mattei

AD OGGIAggiungi un appuntamento per oggi NESSUN INVITO E’ PERVENUTO - SCANDALOSO CHE SIA DATA VOCE SOLTANTO ALLE ISTITUZIONI CHE HANNO EVIDENTI RESPONSABILITÀ NELLA VICENDA
“Smentiamo categoricamente le parole dell’Assessore Mattei che ribadisce la volontà di incontrare le Associazioni dei Consumatori giovedì 24 febbraio per discutere dell’emergenza arsenico nel Lazio” dichiarano in una nota congiunta le Associazioni CODICI, ADUC e UNUSS.
“Ci è stato, infatti appena confermato – prosegue Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI - dalla segreteria della Commissione Ambiente che nessuna associazione dei consumatori è stata invitata per quella data, tant’è che, ad oggiAggiungi un appuntamento per oggi alcun invito è a noi pervenuto nonostante sia stato più volte richiesto un incontro con i rappresentanti della Regione”.
“E’ scandaloso – concludono le Associazioni dei Consumatori – che sia data voce soltanto alle Istituzioni che hanno evidenti responsabilità nella vicenda e non a chi rappresenta i cittadini, le prime vittime di questa scandalosa situazione. La Regione ha dei precisi obblighi nei confronti degli utenti ed è giunto il momento di coinvolgere tutte le parti in causa, indiscriminatamente, comprese, quindi, anche le Associazioni dei Consumatori”.

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Roma: Babygang, arrestati 5 minorenni a Tor Vergata

Roma: Babygang, arrestati 5 minorenni a Tor Vergata

E’ accaduto a Tor Vergata, nella periferia di Roma, l’ennesimo episodio di bullismo messo in atto da ragazzi tutti minorenni per i quali è scattato l’arresto.
“Il problema della periferia è sempre esistito soprattutto nelle grandi città. Le violenze sembrano concentrarsi proprio nei luoghi in cui non ci sono attività ricreative, attività commerciali e luoghi di ritrovo per gli abitanti. Le periferie della capitale, anche a causa dell'urbanizzazione selvaggia degli ultimi anni si configurano sempre più come luoghi dormitorio e residenziali. Finché il Comune non si attiverà riqualificando queste zone, creando biblioteche, cinema, negozi saremo costretti e leggere sui giornali notizie come questa – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI. “Quando il Sindaco Alemanno parla di riqualificazione delle periferie – prosegue Giacomelli - ci piacerebbe si riferisse anche alla predisposizione di spazi adatti all’incontro dei giovani, una riqualificazione urbanistica, quindi, che prendesse in considerazione non solo l’aspetto abitativo, peraltro importante, ma anche quello ricreativo”.
«Il Codici propone – continua Monia Napolitano, Sociologa dell'Associazione - di sfruttare gli spazi aperti delle periferie, organizzando, ad esempio, attività sportive per i giovani affinché non cadano nella devianza minorile, attività che consentano di scaricare le tensioni e nello stesso tempo di socializzare. L’attività ludica e sportiva – prosegue Napolitano – è infatti una valida alternativa al bar, alla sedentarietà e alla noia.  La mancanza di opportunità culturali e aggregative, la carenza di strutture di cui la periferia è, per buona parte, vittima fa sì che i ragazzi non trovino alternative valide per trascorrere adeguatamente il tempo libero”.
Senza cadere in facili luoghi comuni, è fuor di dubbio che,  in questi contesti, dopo la scuola gli adolescenti abbiano davvero poco da fare se non riunirsi in gruppi dove magari la noia o la volontà di farsi notare spinge ad assumere azioni devianti contro gli altri ma anche contro se stessi”.
Il CODICI invita, pertanto, l’Amministrazione comunale a non sottovalutare la problematica e ad intervenire con progetti ad hoc per eliminare il disagio di molti giovani delle periferie.

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Calabria: allarme sociale per pagamento farmaci

Calabria: allarme sociale per pagamento farmaci

Dal primo di Marzo i cittadini della provincia di Catanzaro dovranno pagare anche i farmaci prescrivibili, verrà poi fornito loro,  un modulo per richiedere all’Asl competente il rimborso per la spesa sostenuta . Lo scopo sarà quello di  tentare di salvare il deficit di bilancio del comparto sanitario calabrese? Tale  manovra riuscirà a permettere un risparmio  ed acquietare le pressioni del Governo?
Siamo in fermento e pronti ad affinare strategie di disamina- dichiara Marcella Rosetta- Segretaria regionale di Codici; anche nella città di Cosenza i cittadini hanno accusato il medesimo colpo ed i sentori di disagio non hanno tardato a farsi sentire agli sportelli dell’Associazione Codici   dove  abbiamo raccolto gli umori degli utenti che saranno costretti a subirne gli oneri. Dalle loro dichiarazioni emerge una presa di coscienza: le fasce deboli sono state colpite nuovamente per sanare le problematiche di un malgoverno protratto. I cittadini non hanno più alcuna possibilità di far valere i loro diritti. ‘Il disagio si palpa con mano – hanno affermato – è disumano, la gente lamenta di non farcela economicamente: Non possiamo rimanere impotenti verso quella che può essere definita una sindrome viziosa collettiva ,siamo esterrefatti, reduci dall’ennesima castrazione. “Che la sanità sia una gestione completamente politica non c'è bisogno di alcuna dimostrazione matematica- commenta il Segretario nazionale di Codici Ivano Giacomelli -: è una evidenza empirica che ciascuno può verificare ogni giorno : Persistono peggioramenti drastici della qualità dei servizi già al di sotto degli standard minimi !”
La  decisione di far pagare ai cittadini anche i farmaci prescrivibili- continua Ivano Giacomelli- costituisce il riscontro oggettivo dell’ennesimo fallimento del governo della sanità regionale. I cittadini  sperano invano in una sanità più efficiente ed invece devono continuare far fronte ad un aumento del disavanzo, ad una scarsa qualità dei servizi   sempre più scadenti , ad ingiustificati aumenti della spesa sanitaria, nonostante la Regione Calabria, più volte, abbia manifestato, a parole, il proprio intento di porre rimedio a tale tragica situazione, nei fatti dimostra ancora una volta di fare il contrario penalizzando, con questa decisione, soprattutto le fasce deboli della popolazione calabrese.
Pertanto l’Associazione Codici,  lancia un appello  alla Regione, ai Sindaci dei comuni e all’Asp  perché si attivino al fine di sventare questa ulteriore penalizzazione per i cittadini .

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Roma, stazione Termini nel caos

Roma, stazione Termini nel caos

Stazioni delle metropolitane e ferroviarie di Roma nel degrado, abbandonate all’incuria, al tempo e ai gesti di incivili.
Il primato è detenuto dalla Stazione Termini, il piazzale antistante ad essa è una cloaca a cielo aperto, manca un’adeguata igiene e pulizia dei marciapiedi. A primo impatto non è sicuramente un buon biglietto da visita per Roma, considerando, soprattutto che la Stazione Termini è il più importante scalo ferroviario della città, il più grande d’Italia ed il secondo d’Europa.
Oltre a questo, non si può non parlare dei disturbo arrecato agli utenti dai lavori di rimodernamento della stazione, partiti a marzo di quest’anno.
Un intreccio di cunicoli e gallerie che il cittadino deve percorrere per arrivare ai treni o uscire dalla stazione, informazioni poco chiare, gallerie e scale mobili congestionate.
I cittadini che ogni mattina contattano il CODICI sono decine e decine. Tutti lamentano la mancanza di organizzazione e l’estremo caos che quotidianamente si crea all’uscita o all’ingresso dei treni della metropolitana.
Tra pendolari che arrivano nella Capitale, studenti, gente con valigie, gruppi di turisti e lavoratori è un sovraccarico di utenti che Termini, lavori in corso o meno, dovrebbe essere in grado di reggere.
Così non è ed i nervi di chi frequenta la stazione ormai ne risentono, la tensione che si può accumulare a partire dalle prime ore del mattino può raggiungere livelli notevoli.
Gli utenti non solo viaggiano stipati come sardine all’interno dei vagoni della metropolitana ma una volta terminato il viaggio arrivano in una stazione congestionata, perdendo, oltre che la pazienza, anche più di  20 minuti per uscire dalla stazione e questo non è davvero ammissibile.
“Si prendano seri provvedimenti per arginare l’urgenza della situazione –dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI– soprattutto perché  l’intervento di ammodernamento si concluderà a fine 2012. Due anni di patimenti sono davvero tanti”.

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Lazio, rifiuti: incontro Federlazio – Regione: aggiornamento tariffario per le aziende che si occupano di smaltimento dei rifiuti

Lazio, rifiuti: incontro Federlazio – Regione: aggiornamento tariffario per le aziende che si occupano di smaltimento dei rifiuti

Si è tenuto lo scorso 16 febbraio un incontro tra la Federlazio, l’Assessore regionale Di Paolantonio ed il Direttore Marotta. L’Argomento discusso era inerente l’aggiornamento tariffario a favore delle aziende che si occupano di smaltimento dei rifiuti.
Sembrerebbe che dalla Regione siano state fornite rassicurazioni circa la possibilità di fissare nuove tariffe fin dal prossimo 21 febbraio; questo per lo meno si evince dalle dichiarazioni di Flammini, Presidente di Federlazio.
“Se si dovesse raggiungere un accordo in questo senso le maggiori vittime sarebbero ancora una volta i cittadini – commenta Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI – potrebbe infatti accadere che i Comuni decidano essi stessi di rivedere le tariffe sui rifiuti. Si innescherebbe, infatti un circolo vizioso che andrebbe a colpire direttamente l’utente”.
“Non dimentichiamoci poi che sui cittadini pende un ulteriore balzello: l’Iva sulla tariffa dei rifiuti, per cui le bollette costeranno il 10% in più” prosegue Giacomelli – che va a sommarsi, per quanto riguarda  gli utenti romani al recente aumento approvato il 2 luglio scorso dal Consiglio Comunale”.
“La Regione apra un tavolo di confronto anche con i Consumatori – conclude Giacomelli - per scongiurare ulteriori aggravi economici per i cittadini già duramente vessati” .

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A Carnevale ogni scherzo vale, ma agli atti vandalici i cittadini dicono no!

A Carnevale ogni scherzo vale, ma agli atti vandalici i cittadini dicono no!

Mancano poco più di due settimane per l’ultimo di Carnevale e per le vie cittadine sangiuseppesi è partita tra i giovani l’aggressione con le bombolette spray.
Il Centro per I Diritti del Cittadino – Codici Campania, ha richiesto al Comune ed ai vari organi di controllo di varare una ordinanza affinchè venga imposto il divieto di vendita di tali prodotti e nel contempo effettuare una vigilanza a tappeto sul territorio per arginare il fenomeno delle baby gang armate di ogni prodotto per bersagliare il passante di turno.
“Lo scherzo di Carnevale – come qualcuno vuol far passare – spesso non è gradito a molti cittadini che ogni anno si ritrovano a dover esborsare somme di denaro per portare i propri veicoli negli autolavaggi perché ricoperte da montagne di schiuma e, negli ultimi giorni prima dell’avvicinarsi al martedì grasso, da residui di uova marce e arance che si attaccano alle vernici delle autovetture e in alcuni casi danneggiando la carrozzeria stessa a causa della violenza con cui le uova o le  arance vengono lanciate – spiega Danila Navarra, responsabile sportello regionale Codici Campania”.
Lanci di uova e arance all’approssimarsi del martedì grasso, divengono ruotine quotidiana da parte di gruppi di ragazzini che si appostano in punti strategici delle vie cittadine, come i binari non più in uso della Ferrovia dello Stato, la piazza Elena D’Aosta, in Via Rossilli nei pressi del circolo didattico, e fuori gli istituti scolastici, che con la scusa della festa e dello scherzo si sentono autorizzati a bersagliare il passante o il veicolo di turno. “I treni della circumvesuviana vengono letteralmente presi d’assalto così come i veicoli in transito, una situazione che si trascina da anni alla quale nessuno mette la parola fine prosegue Navarra. Ragazzine impaurite, per scappare dall’ennesimo attacco dalla gang della bomboletta, si riversano al centro delle carreggiate senza prestare attenzione alle auto in transito con il rischio di essere investite dalle stesse”.
Il Codici, quindi, chiede che venga imposto il divieto di acquistare, vendere e utilizzare bombolette spray imbrattanti o irritanti, uova, farina, arance e tutto ciò che possa cagionare danni a cose e persone.
I cittadini oggetto di tali soprusi, possono rivolgersi presso lo sportello territoriale dell’Associazione sita in San Giuseppe Vesuviano alla Via L. Murialdo n. 26 (ex P.co Ambrosio) al tel. 0815297180, per denunciare le molestie subite.

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